Fonte dell’articolo silvestrini.org
Il buon seme del seminatore.
Chi ha visto almeno una volta il gesto solenne e misurato del seminatore – il suo incedere tra i solchi con passo cadenzato, la mano che affonda nel sacco e sparge il seme a pioggia – comprende bene quanto quell’immagine si addica al buon Dio. Egli è il Seminatore della vita, la sorgente di ogni energia, Colui che feconda il seme. Quel seme divino scende nel campo dell’anima umana, dove il Signore stesso ha posto il terreno migliore, e lì attende con paterna pazienza che germogli e porti frutto. Il grande problema, però, è la condizione del terreno su cui cade il seme: lo stato del nostro spirito, la nostra capacità di accogliere o, purtroppo, di rifiutare. Sassi, spine, strada: sono immagini eloquenti delle nostre situazioni, specchio della nostra religiosità e della nostra comunione con Dio attraverso la Parola. Ci richiamano anche i tranelli della vita e le false valutazioni che spesso facciamo dei valori autentici. Solo al tempo del raccolto si può vedere con chiarezza il risultato: allora si misura la perdita dovuta a una preparazione cattiva, o si gioisce del frutto abbondante. Quanti rimpianti per le occasioni mancate! Quante amarezze per rifiuti stolti! Ma il terreno buono rimane sempre possibile: è lo spirito umile e docile che accoglie la Parola con amore, la custodisce e la trasforma in gratitudine e opere di bontà.


