Fonte dell’articolo silvestrini.org
Li deposero ai suoi piedi ed egli li guarì.
La scena che oggi ci presenta il Vangelo è fonte di grande speranza per noi credenti in Cristo, ma anche per tutta l’umanità: molta gente, una grande folla, si raduna intorno a Gesù portando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi ed Egli li guarì. Il Redentore, che si era autodefinito “medico”, adempie così la sua missione: guarisce i corpi malati, suscita la fede negli astanti e ridona la vista ai ciechi. Quest’opera divina non è mai cessata: è ancora Lui che sana corpi e anime, è ancora Lui che sente compassione di tutte le nostre miserie e infermità. Ha compassione anche della nostra fame e, come allora, è ancora Lui che provvede miracolosamente a soccorrere tutte le nostre necessità fisiche e spirituali. Dinanzi alla folla di allora, e dinanzi agli affamati di oggi, Egli ripete ancora: «Sento compassione di questa folla… perché non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». Se però molti svengono e muoiono lungo le strade del mondo, ciò è dovuto ai nostri egoismi, alla mancanza di amore verso Dio e verso il prossimo. Troppo spesso e per troppo tempo lasciamo gemere nell’attesa i poveri del mondo. Dobbiamo ancora accrescere e dilatare la catena della solidarietà e gioire nel constatare come anche oggi i miracoli della carità cristiana diventino motivo di fede nell’unico vero Dio. Gesù così ha pregato per noi: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».


