Fonte dell’articolo silvestrini.org
Accumulare tesori senza arricchire dinanzi a Dio.
I desideri umani, se non guidati dalla sapienza dello Spirito, sfociano inevitabilmente nella cupidigia; le necessità della vita, sull’onda dell’umana insaziabilità, si moltiplicano senza limite, fino a farci credere di dover vivere sempre e soltanto nella situazione terrena. Ci convinciamo anche di essere noi soli i padroni del tempo e della vita e i destinatari delle nostre cose, chiudendoci in un insanabile egoismo. Siamo tentati, come l’uomo ricco di cui ci parla il Vangelo di oggi, a pensare: una volta acquisite le nostre sicurezze e i nostri beni, riempiti i granai delle nostre bramosie, possiamo dirci: «Hai a disposizione molti beni per molti anni; riposati, mangia e bevi e datti alla gioia». Il Signore dà un giudizio completamente diverso della situazione in cui quell’uomo crede di trovarsi. Lo definisce «stolto» perché ha sbagliato completamente i conti: ha saputo misurare l’entità delle sue ricchezze, ma non ha valutato la caducità del tempo e la vera destinazione di quei beni. Ha pensato a una felicità solo terrena e si è dimenticato dell’eternità. Ecco perché il Signore non intende immischiarsi in faccende di eredità: troppo spesso, proprio in quelle circostanze, emergono in modo violento l’attaccamento al denaro e agli interessi puramente umani. Dovremmo ricordarci che la nostra vera vita non è quaggiù, dove tutto perisce, ma nell’eternità di Dio, dove le vere ricchezze si tramutano in gioia perenne.


