Fonte dell’articolo silvestrini.org
L’attesa messianica aveva assunto nel corso della storia del popolo d’Israele connotati molto diversi; pochi avevano compreso il significato autentico della venuta del Cristo, molti invece avevano riposto in quella promessa di un nuovo regno e nell’avvento del Messia speranze di grandezza e di potere o, al più, di liberazione solo da altre umane oppressioni e tirannìe. La “classe dirigente”, che deteneva il potere religioso al tempo di Gesù, se n’era impadronita con violenza e cercava di conservarlo alla stessa maniera. Questo è il presupposto di ogni rifiuto del vero piano salvifico divino; sarà uno dei motivi della condanna di Gesù. È anche motivo della non accettazione della predicazione e del battesimo di Giovanni Battista. Sta avvenendo un passaggio storico, una svolta decisiva. Giovanni addìta al mondo «l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo»: egli è un grande profeta, il più grande tra i nati di donna, l’ultimo dei profeti del Vecchio Testamento, legato da prima della nascita a Cristo. È il nuovo Elia, ma ancora una volta molti non l’accettano. È la sorte dei profeti essere incompresi e violentati. È l’assurdo della storia degli uomini che attendono per secoli una venuta e poi non sanno riconoscere e rifiutano l’evento salvifico finale. Saper leggere la storia della salvezza, saper riconoscere gli inviati di Dio, è dono dello Spirito e non dell’intelligenza umana. Preghiamo per quel dono.


