Fonte dell’articolo silvestrini.org
Non potete servire a Dio e a mammona.
A volte è la nostra mentalità umana, che cerca una razionalità capace di spiegare tutto, a rischiare di indebolire la forza del messaggio di Gesù. Non possiamo troppo investigare sulla moralità, che ai nostri occhi appare dubbia, dell’amministratore della parabola: voler rinchiudere ogni cosa entro i nostri schemi rischia di soffocare l’elemento davvero innovativo e salvifico dell’annuncio evangelico. Talvolta corriamo il rischio di osservare Gesù solo sotto la lente di ingrandimento, analizzando minuziosamente i dettagli e smarrendo la visione d’insieme. La giustizia sociale, giusto anelito della società odierna, non viene sminuita dalla parabola: Gesù, con il suo Vangelo dei poveri, è lontano sia dalla mentalità giudaica del suo tempo sia da certe deformazioni presenti ancora oggi nel cristianesimo. La ricchezza non è segno della benevolenza di Dio e la povertà non è castigo: ciò che conta è l’uso che facciamo dei beni. La frase conclusiva del Vangelo è la chiave: non si può servire Dio e “mammona”. Qui sta la scelta fondamentale della vita: cosa rappresenta mammona per noi? Denaro, successo, potere? Molte volte ci illudiamo di servire noi stessi, ma in realtà ci pieghiamo al culto di un idolo che chiede sacrifici totali. L’accumulo non porta vera ricchezza; arricchirsi davvero significa riconoscere i bisogni autentici e saper condividere con chi ha meno. Gesù ammonisce contro lo sperpero e invita a un uso sapiente dei beni, come dono di Dio da amministrare con responsabilità. È in questa fedeltà che si apre la possibilità di compiere il progetto divino. Ogni vita ha la sua storia e le sue responsabilità: in esse siamo chiamati a collocare la nostra scelta di servire Dio. I beni materiali, anche quelli guadagnati con fatica, restano dono da condividere e non possesso assoluto. La vera ricchezza, quella che non tramonta, è nei beni spirituali che superano ogni bene terreno. Ecco il significato del “poco” e del “molto” indicato da Gesù: fedeltà nelle cose di quaggiù per ricevere in eredità i beni del cielo. Per questo preghiamo: perché la nostra società, troppo attratta dall’effimero, riscopra il valore dei beni spirituali, e perché noi stessi sappiamo accoglierli con gratitudine nei sacramenti.


