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Salì sulla barca e il vento cessò! ||| Nella traversata della vita capita frequentemente di dover affrontare le tempeste, suscitate dalla suscettibilità, dalle incomprensioni, dai contrasti della vita, dalle sventure, che ci fanno tremare e agitare come accadeva ai discepoli mentre attraversavano il lago. Per loro buona fortuna, quando erano ormai sfiniti e quasi vinti dalla fatica, interviene Gesù. Al loro primitivo turbamento e spavento subentra la meraviglia, quasi incredula. È il Maestro che viene in loro soccorso, invitandoli a non avere paura. E, una volta accolto sulla barca, il vento cessa, le acque si calmano; rimane in loro lo stupore, che l’evangelista tenta di giustificare «perché non avevano capito il fatto dei pani». Volesse il cielo che nelle nostre tempeste personali, familiari e comunitarie ci rifugiassimo nel Signore Gesù e lo accogliessimo nella barca della nostra povera vita! Il Padre celeste non si lascerà invocare invano; anzi, come ci dice Giovanni, vuole rimanere in noi, dimorare e vivere in noi, manifestandoci tutto il suo amore nella donazione del suo Figlio come Salvatore. Egli è amore! Vivere nell’amore di Dio e del prossimo costituisce la garanzia più valida di vittoria nelle prove, nelle tentazioni, nelle tempeste dalle quali nessun uomo sarà risparmiato, come non sono stati risparmiati Gesù, Maria, Giuseppe, i profeti e tutti i santi. Giovanni ci ripete: «Nell’amore non c’è timore; al contrario, l’amor perfetto scaccia il timore». Abbandonarci alla volontà di Dio, come un bambino si abbandona fra le braccia della mamma, costituisce motivo di pace e serenità in qualsiasi situazione della vita.


