Fonte dell’articolo silvestrini.org
Smarriti e ricercati. ||| Percepiamo ogni giorno quel particolare tipo di smarrimento che deriva dal primo peccato e da quelli attuali che ci affliggono. L’esperienza del peccato è la forma peggiore di angoscioso disorientamento che possiamo sperimentare: lontani da Dio, nudi e spauriti, perdiamo la percezione della nostra vera identità e della nostra dignità; perdiamo il rapporto di comunione con Dio, con i nostri fratelli e perfino con noi stessi. È consolante sapere, da tutta la storia, che lo stesso Signore si è posto fin dal principio alla nostra ricerca e ha intessuto un piano di salvezza e di recupero dell’umanità, che ha avuto il suo culmine con la morte del pastore buono, che s’immola sulla croce per le sue pecorelle. Cristo, anche per una sola delle sue pecore, avrebbe dato la vita pur di riaverla sana e salva nell’ovile. Lo afferma esplicitamente il Signore: «Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli». La volontà di Dio è chiara: egli vuole che tutti siano salvi e che i dispersi siano cercati e ritrovati, anche a costo della vita del Figlio suo. Questo affinché non manchi mai il motivo della gioia e della festa. «Se gli riesce di trovarla – dice ancora Gesù – in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite». È la gioia umana e divina, è il noto banchetto organizzato per il figlio che ritorna dopo l’abbraccio e il perdono paterno; è un anticipo e un “segno” della festa pasquale, della risurrezione finale, verso cui tutti tendiamo. È anche la misura vera del nostro valore agli occhi di Dio, la stima che egli ha per ciascuno di noi.


