Fonte dell’articolo silvestrini.org
Guariti ma ingrati! ||| La lebbra, come il male in genere, crea distanze talvolta incolmabili. Molti malati nel corpo e nello spirito ancora oggi devono gridare forte per farsi ascoltare, perché emarginati dal consorzio civile e, qualche volta, anche dalle nostre chiese. Il grido dei dieci lebbrosi del Vangelo di oggi risuona come un’intensa preghiera: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi». In quel grido è racchiuso il gemito dei sofferenti del mondo, la sofferenza degli emarginati, di tutti coloro che, per farsi sentire da qualcuno, devono gridare. Per loro e per nostra fortuna, l’udito e la sensibilità di Cristo sono infinitamente più acuti dei nostri. Gesù li vede anche se distanti e dà subito loro un messaggio di speranza: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». Erano loro che dovevano, secondo la Legge, dare la certificazione dell’avvenuta guarigione. Mentre vanno, si accorgono di essere già guariti; uno solo, uno straniero, sente immediatamente il bisogno di tornare indietro per lodare Dio e gettarsi, in atteggiamento di doverosa gratitudine, ai piedi di Gesù. Emergono due grandi insegnamenti per noi: non possiamo, come spesso accade, rifiutare la mediazione sacerdotale per avere la certezza del perdono di Dio, perché sono i sacerdoti che devono assolvere e sciogliere. La gratitudine a Dio, poi, è un sacrosanto dovere che non dobbiamo mai smettere di praticare, perché tutti siamo stati «guariti» e «salvati» da Cristo Redentore.


