Fonte dell’articolo silvestrini.org
La pagliuzza e la trave. ||| Oggi si può celebrare la memoria del Nome di Maria. In quel caso le letture per la messa possono essere o del giorno o della Madonna. Noi preferiamo quelle del giorno, per dare la continuità alla "lectio" della messa. Così sentiamo: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in una buca?». Gesù era circondato da falsi maestri, sempre pronti a giudicare e condannare gli altri, incapaci però di esaminare se stessi. Egli li stigmatizza con una serie di invettive, scatenando la loro indignazione che culminerà con le false accuse e l’assurda sentenza di morte. Alla radice delle loro falsità vi era la presunzione, l’atteggiarsi ipocritamente a maestri e guide senza averne le doti: per questo li chiama esplicitamente «ciechi e guide di ciechi». Gesù ammonisce anche i suoi: «voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli». Anche il miglior discepolo del miglior maestro deve rivestirsi di umiltà e mai ergersi a giudice degli altri. «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo?». Ecco cosa accade quando presumiamo di poter giudicare gli altri senza prima esaminarci attentamente nei nostri comportamenti. C’è in noi una facile e insidiosa convinzione: credere che scoprendo e smascherando i difetti altrui possiamo coprire o sminuire i nostri. Questa subdola illusione ci spinge a puntare lo sguardo indagatore e il dito accusatore sugli altri, anziché su noi stessi. Accade quando ci siamo disabituati a fare un attento esame di coscienza, che ci indurrebbe a vedere prima la trave nel nostro occhio e poi la pagliuzza nell’occhio del fratello. Gesù definisce tale atteggiamento come ipocrisia: «Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello». Attenzione, dunque, agli inquinamenti della nostra vista: abbiamo il dovere di purificare lo sguardo perché possa vedere nella pienezza della luce che il Signore ci dona e procedere, nella verità e nella carità, prima alla nostra correzione personale e poi a quella dei fratelli.


