Fonte dell’articolo silvestrini.org
"Io sono". ||| Stiamo seguendo, nella prima lettura, la storia di Mosè, il quale ora si trova di fronte alla difficile missione che Dio gli affida. Egli comprende quanto sia ardua l’impresa alla quale il Signore lo manda. Vorrebbe rinunciare a questo incarico, opponendo tante difficoltà che prevede nella loro realtà, sia da parte del faraone sia da parte del suo popolo, di dura cervice. Gli si obietterà: “Chi ti manda a liberarci? Come si chiama questo Dio che ti ha parlato?”. Tu dirai al popolo: “IO SONO mi manda”. È un nome che manifesta tutta l’infinitezza e la pienezza di vita del Creatore, ma anche la sua infinita bontà e misericordia verso il suo popolo oppresso. Mosè dovrà chiedere il permesso al faraone di recarsi nel deserto, a tre giorni di cammino, per sacrificare al loro Dio: il faraone negherà questo permesso, e allora interverrà la potenza dell’Altissimo. Il breve brano del Vangelo è un invito dolce e consolante alla fiducia per quanti vivono sotto il peso della sofferenza. Gesù è venuto a guarirci dai nostri peccati, le cui conseguenze deleterie sono le afflizioni di vario genere che tormentano la povera umanità. Egli ci insegna la via per la quale possiamo trovare la nostra pace anche nelle tempeste che agitano la nostra vita: accettare la propria esistenza così come si svolge, con cuore mite e umile, come ce ne offre l’esempio Lui stesso. Forse abbiamo tante volte fatto l’esperienza che la croce accettata con amore si raddolcisce e diventa meno pesante; presa invece con animo ribelle, diventa insopportabile. Vogliamo vivere sereni? Il Maestro ci indica la via: mitezza e umiltà di cuore.


