Vangelo del giorno : 2017-12-31 – Commento di domenica

Vangelo del giorno

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Vangelo del giorno

Dio nella storia umana. ||| Il vecchio prende il bambino sulle sue braccia e, convinto di avere ottenuto la realizzazione di tutte le sue speranze, “benedice” Dio, cioè gli esprime tutta la sua riconoscenza e la sua lode (v. 28). Questo è il vangelo di oggi. Simeone recita poi un cantico, composto nello stile dei salmi biblici, nel quale afferma di poter ormai morire in pace perché ha visto con i suoi occhi l’avvento della salvezza, questo termine richiama il cantico di Zaccaria, nel quale si parla appunto di una salvezza, a lungo preannunziata e promessa dai profeti al popolo di Israele, di cui Giovanni Battista avrebbe portato la conoscenza. Il vecchio Simeone qualifica poi questa salvezza dicendo che è stata preparata da Dio “davanti a tutti i popoli, luce per la rivelazione delle genti e gloria del tuo popolo Israel”; essa rappresenta dunque la gloria del popolo eletto ma in primo luogo è una luce che illumina tutte le genti. Con queste parole egli dichiara che ormai si è realizzato quanto aveva predetto il Deutero Isaia a proposito del ritorno dall’esilio. Nella prima lettura la risposta di Dio si concentra sulla paura e delusione di Abramo. Se il patriarca aveva in animo di adottare un suo servitore, la parola di Dio lo smentisce: “Non sarà costui”, perché tale ruolo sarà assunto dalle viscere: “Colui che uscirà dalle tue viscere: questi sarà il tuo erede”. Ancora una volta Dio parla al patriarca in modo profetico, promettendogli nel futuro un figlio. L’atto di fede di Abramo descritto dal narratore non è, quindi, un’azione puntuale, una volta per sempre, ma è un’azione ripetuta e continuata: Abramo non credette e basta, continuò a credere. Nella seconda lettura vediamo che l’obbedienza a Dio va compresa anzitutto all’interno della concezione biblica, per cui Dio si rivela, dunque precede e fonda l’esperienza che l’uomo può fare di lui. E Dio si è rivelato e si rivela ogni giorno tramite una parola che richiede ascolto obbediente, fattivo, e che invita ad una relazione da viversi in uno spazio comunitario, famigliare, nella storia, accettando tutti i limiti insiti in ogni relazione e nella vita stessa. Dio comunica il suo sentimento, la sua volontà, il suo pathos. La risposta dell’uomo a questo Dio non sarà mai espressa in termini di “unione”, o in forme di assorbimento o annichilimento dell’umano nel divino; essa consisterà, invece, in un atto di obbedienza. L’obbedienza dell’uomo sarà sempre storica e implicherà il discernimento dell’intervento di Dio nella storia. Il salmo 104 proclama la storia dei 40 anni nel deserto, come la fase più drammatica e più intensa dei rapporti tra Dio e il suo popolo, ancora tutto unito, benché recalcitrante, sotto la guida di Mosè. Anche noi, sotto la guida del pontefice, sentiamoci bisognosi di venire guidati e così accettare il “tuffo” nella fede insito in ogni mediazione umana.

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Informazioni su Raffaele De Fulvio 5451 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.