presto la causa di beatificazione

Nel corso della 384ª plenaria dell’episcopato polacco (8-9 ottobre) i vescovi hanno discusso diversi aspetti delle celebrazioni del 100° anniversario della nascita di Karol Wojtyla che cadrà il 18 maggio 2020.

L’arcidiocesi di Cracovia ha ottenuto così, da parte della Conferenza episcopale, l’assenso a rivolgersi alla Santa Sede per il nulla osta all’istruzione a livello diocesano del processo di beatificazione dei genitori di Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla e Emilia Kaczorowska (Agensir, 11 ottobre).

POPE
J. DAVID AKE / AFP

“Papa delle famiglie”

«Non c’è il minimo dubbio che la spiritualità del futuro santo pontefice si sia formata in famiglia e grazie alla fede dei suoi genitori», ha osservato il card. Stanislaw Dziwisz, già segretario particolare di Giovanni Paolo II. Il porporato si è detto convinto che «i genitori del Papa polacco possano diventare un valido esempio per le famiglie moderne» e ha ricordato che Papa Francesco, durante la cerimonia di canonizzazione ha conferito a Wojtyla proprio il titolo di «Papa delle famiglie».

Emilia Kaczorowska morì quando il futuro pontefice aveva solo 9 anni. Il padre di Wojtyla, anch’egli di nome Karol, morì invece nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale (Vatican News, 11 ottobre).

La difficile gravidanza

Racconta la giornalista polacca Milena Kindziuk, autrice di “La madre del Papa. Una storia commovente su Emilia Wojtyłowa“, che Emilia decise di dare alla luce il futuro Papa nonostante la gravidanza stesse mettendo a rischio la sua vita e i medici le consigliassero di abortire.

Jan Moskala, ginecologo di Wadowice, era preoccupato per quella donna così fragile che nel 1906 aveva avuto il primo figlio Edmund ma nel 1916 aveva perso la figlia Olga Maria, morta poco dopo il parto, «deve abortire», le disse, quando nel 1919 seppe che la donna aspettava aspettava Karol, consigliandole severamente di salvare la propria vita e pensare al suo figlio maggiore invece che quella del bambino concepito.

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Il sostegno di Karol

Ma Emilia decise di non ascoltarlo. Si era innamorata e sposata che non aveva ancora vent’anni con il sottufficiale nell’esercito asburgico (poi tenente in quello polacco) Karol Wojtyla, conosciuto nella chiesa cattolica di Cracovia. Un uomo definito dai rapporti dell’esercito austriaco «onesto, leale, serio, educato, modesto, retto, responsabile, generoso e instancabile», che affrontò accanto alla moglie una gravidanza difficile culminata con il parto, nella loro casa di Wadowice, il 18 maggio 1920, di Karol Jòzef, un bimbo robusto e in ottima salute che sarebbe diventato il primo papa non italiano e primo pontefice polacco della storia.

“Aveva le gambe che non la reggevano più…”

Emilia lo lasciò un mese prima che potesse compiere 9 anni, morendo di miocardite e nefrite: «Emilia era molto malata ma sopportava il dolore con fede. A Wadowice la gente diceva che soffriva di una malattia alla spina dorsale oppure di cuore. Ma lei non parlava mai dei suoi disturbi e riusciva sempre a tenere un sorriso dolce e sereno sulle labbra, anche nei momenti di maggior sofferenza – raccontava la sua vicina di casa, Maria Janina Kaczorowa – Ricordo quando la portarono in ospedale. Aveva le gambe che non la regge­vano più e la schiena dolorante. E morì subito». Era il 13 aprile 1929.

Bibbia e Rosario

Karol Sr, invece, ha insegnato a Karol Jr «il patriottismo, l’ordine e la preghiera sistematica Tutti i giorni partecipavano entrambi alla Messa mattutina, leggevano la Bibbia in casa, recitavano il Rosario e cantavano una piccola devozione all’Immacolata Concezione», ha scritto sempre la giornalista Kindziuk a proposito della profondissima amicizia e fede che legò il Papa a suo padre: fu Karol a consegnargli la Litania dello Spirito santo e a chiedergli di recitarla tutti i giorni.

La tragica morte di Papà Karol

Karol morì una gelida notte del 1941: era il 18 febbraio, allora Karol junior, studente all’università di Cracovia, aveva 21 anni e viveva col padre che era tutto per lui in un appartamentino in un seminterrato lungo il fiume Vistola».

Ogni mattina, racconta Renzo Allegri, autore di numerosissimi libri e ricostruzioni sulla storia del Papa, «s’incamminava verso la fabbrica dove doveva lavorare per non finire deportato secondo le disposizioni dei nazisti. Non lo faceva volentieri, suo padre, da tempo malato di cuore, doveva restare a casa da solo».

Quella sera Karol era passato dalla famiglia del caro amico Juliusz Kydrynski, per prendere la cena e qualche medicina per il papà. Ma quando entrò in casa e raggiunse la stanza buia in fondo al corridoio il capitano era morto, fulminato da un attacco cardiaco. Karol scoppiò in un pianto dirotto, «Tra le lacrime e i singulti, si rimproverava di non essere stato presente alla morte del padre. (…). Juliusz si recò dall’amico e rimase con lui tutta la notte. E per tutta la notte Lolek restò in ginocchio davanti alla salma del padre, pregando e parlando con l’amico per sfogare il proprio terribile dolore» (Tempi.it, 11 ottobre).

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Informazioni su Raffaele De Fulvio 4836 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.

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