“Più diaconi permanenti in Amazzonia”. L’indicazione del Papa svelata da un vescovo brasiliano

«Abbiamo bisogno di ministri propri. Fino ad oggi abbiamo avuto solo ministri che venivano da fuori».

A lanciare l’appello è stato monsignor Wilmar Santin, vescovo prelato di Itaituba, in Brasile, che durante il briefing del 10 ottobre sul Sinodo per l’Amazzonia ha rivelato che il Papa ha confidato ad un suo confratello «un sogno: vedere in ogni villaggio dell’Amazzonia un padre sacerdote indigeno».

«Cominciate con quello che la Chiesa vi permette: il diaconato permanente», il consiglio di Francesco. E così, nel suo territorio – 175mila chilometri quadrati, a sud est dello Stato del Paranà – è stato messo a punto un piano per i diaconi permanenti. «Oggi abbiamo 40 ministri della Parola che predicano nella loro lingua. Continueremo con i ministri del battesimo e poi con i ministri del matrimonio», ha raccontato Santin. «Dobbiamo arrivare in tempo dove ci sono le persone», ha concluso il vescovo: «Dobbiamo cambiare la struttura della Chiesa, affinché sia più snella, non più così lenta nelle decisioni, e non dipenda più solo dal sacerdote» (Agensir, 10 ottobre).

Rispettare storia e cultura dei “popoli isolati”

In Vaticano continuano i lavori dell’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi dedicata all’Amazzonia. La discussione è passata dalle Congregazioni ai Circoli e sta emergendo il vero tema che potrebbe essere centrale nel documento finale. E cioè potenziare l’evangelizzazione nei luoghi più remoti della Regione Panamazzonica, con una più capillare diffusione di diaconi permanenti e un ruolo più incisivo di laici ben formati.

Più che istituire viri probati e donne diacono, si appresta sempre più ad essere questa la chiave di lettura centrale di questo Sinodo Panamazzonico. Per diversi motivi.

TIZIANA FABI | AFP

Prima di tutto perché bisogna tenere contro della specificità della Regione Panamazzonica, caratterizzati da molte zone poco urbanizzate, ognuna delle quali con specifiche identità sociali e culturali. Ima Celia Guimarães Vieira, ecologista brasiliana membro della Commissione nazionale per il Medioambiente (Conama), al Sinodo come esperta, che da 30 anni studia la biodiversità dell’Amazzonia, ha parlato dei cosiddetti “popoli isolati”: «E’ importante garantire il territorio a questi popoli e rispettare il tipo di isolamento che hanno scelto. Ci sono 114 popoli isolati in Brasile già riconosciuti e 28 confermati».

Più diaconi permanenti

Non a caso Papa Francesco ha parlato di entrare “in punta di piedi” in questi territori, facendo intendere, che “rivoluzionare” il modo di evangelizzare è un’operazione molto complicata per la Chiesa in Amazzonia. Non sembra ancora giunto il tempo di consacrare donne come diaconesse oppure autorevoli capi villaggio, sposati e con figli, come “viri probati”.

Sembra più incisivo, invece, puntare a figure maschili, già impegnate nel cammino della fede, rispettate sul territorio, «con una buona stabilità e riconosciuti pubblicamente», come ha fatto notare più di un intervento di questi primi giorni del Sinodo, per potenziare il diaconato permanente.

«E’ necessario che in ogni villaggio ci siano questi ministri – ha evidenziato ancora monsignor Santin – perché le distanze sono enormi. Vediamo quando sarà possibile l’ordinazione dei diaconi. Noi dobbiamo cercare nuovi cammini, perché la realtà è nuova».

Più formazione per i laici

Innovazioni pastorali, appunto, che nascono per far sì che la presenza dei Sacramenti venga garantita in ogni comunità. In questo senso, il ministero dell’Eucaristia acquista particolare importanza, dato che “la Chiesa vive dell’Eucaristia e l’Eucaristia edifica la Chiesa”, come ricordavano su La Civiltà Cattolica il cardinale Michael Czerny, SJ e Monsignor David Martínez de Aguirre Guinea O.P.

“Potenziare” il diaconato permanente e i ministri straordinari, significa, prima di tutto, ripensare alla formazione dei laici che si avvicinano alla Chiesa, farli sentire parte di essa e fare in modo che supportino di più l’opera ecclesiale.

Aumentare il numero di “laici impegnati” che possano intraprendere la strada del diaconato resta un primo traguardo da raggiungere, difficile ma realistico poiché il fervore che si respira nella Chiesa Panamazzonica fa registrare ancora numeri importanti tra i 3 milioni di indigenti presenti.   

Più vocazioni autoctone

Passare da una “pastorale di visita” ad una “pastorale di presenza”, guardando anche ai nuovi carismi che si manifestano nei movimenti laicali, il cui potenziale va riconosciuto ed approfondito: è sempre più questo il “leit motiv” verso cui sta tendendo il dibattito nelle prime giornate dell’assemblea sinodale.

Di fronte all’urgenza di pastori per l’evangelizzazione dell’Amazzonia, serve anche una forte promozione delle vocazioni autoctone – si è detto in Aula a più riprese – ripensando alla formazione nei seminari; insieme alla possibilità di scegliere, come si è detto, ministri autorizzati alla celebrazione dell’Eucaristia o di ordinare diaconi permanenti che, in forma di equipe, accompagnati da pastori, possano amministrare i Sacramenti.

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Informazioni su Raffaele De Fulvio 5453 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.