pensiamo a nuovi modelli di sacerdoti

Nuove aperture della Chiesa sull’istituzione di figure sacerdotali “innovative”, ad iniziare dal caso dell’Amazzonia. I “viri probati” – laici locali, sposati e di comprovata fede cattolica – che avranno le funzioni dei preti nelle comunità più remote e mal collegate del “polmone verde” mondiale, sono più “vicini”.

Lo lascia trapelare il cardinale francescano brasiliano Cláudio Hummes, arcivescovo emerito di San Paolo e Relatore generale del Sinodo dei Vescovi per la Regione PanAmazzonica.

Papa Francesco ha convocato l’Assemblea Sinodale da domenica 6 a domenica 27 ottobre 2019. Il tema sarà: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. Bergoglio aveva annunciato già nel 2017 l’assemblea, con l’obiettivo di «trovare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, in particolare le persone indigene, spesso dimenticate e senza la prospettiva di un futuro sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di fondamentale importanza per il nostro pianeta» (Avvenire, 25 febbraio).

SYNOD2018

© Marcin Mazur | catholicnews.org.uk

Al Sinodo intervengono vescovi scelti da diverse regioni del mondo, compresi tutti i vescovi della regione amazzonica. La Panamazzonia è un territorio composto da regioni che fanno parte di Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela, Suriname, Guyana e Guyana francese: è una fonte importante di ossigeno per tutta la terra, perché vi si trova più di un terzo delle riserve forestali primarie del mondo.

“Il Sinodo serve ad individuare nuovi cammini”

Il cardinale Hummes, in un’intervista a La Civiltà Cattolica (13 maggio) premette:  «Non c’è bisogno di un Sinodo per dire il già detto –  Il Sinodo serve per individuare nuovi cammini quando se ne avverte la necessità. Abbiamo un grande bisogno di nuovi cammini, di non temere la novità, di non ostacolarla, di non fare resistenza».

Papa Francesco gli ha raccomandato di «camminare e andare avanti, senza opporre resistenza». «Ci ha detto – prosegue il Relatore del Sinodo – che dobbiamo avere fiducia nello Spirito, che ci fa procedere. Lui, fin dall’inizio del pontificato, ha esortato e incoraggiato la Chiesa ad alzarsi e a non restarsene statica e troppo sicura della sua teologia, della sua visione delle cose, in un atteggiamento di difesa. Il passato non è pietrificato, deve fare sempre parte della storia, di una tradizione che si muove verso il futuro».

“Ministri adeguati ai bisogni delle comunità locali”

Hummes non cita espressamente i viri probati, ma lascia intendere che durante il Sinodo, il tema sarà all’ordine del giorno. «Tante volte – evidenzia – ci preoccupiamo dell’eventualità di trapiantare i modelli dei sacerdoti europei nei sacerdoti indigeni. Ma qualcuno, a ragione, ha fatto notare che si attribuisce troppa importanza e prio­rità al profilo del ministro ordinato, anteponendolo alla comunità che deve riceverlo. Dev’essere il contrario: la comunità non è per il suo ministro, ma è il ministro per la sua comunità. Egli dev’essere adeguato ai bisogni della comunità».

KARA DLA KSIĘDZA DUNIN BORKOWSKIEGO

Shutterstock

«Questo bisogno della comunità, forse, dovrà spingerci a pensare a ministeri differenziati a partire dal fatto che una certa comunità, in un posto specifico, ha bisogno di una presenza adeguata. Non mettiamoci a difendere una sorta di figura storica a cui un ministro deve attenersi, senza possibili variazioni, in modo che le comunità debbano accettarlo e tenerselo perché è così che noi glielo inviamo».

Verso un “risultato storico” per la Chiesa

Insomma, osserva il Relatore del Sinodo, «anche i ministeri vanno pensati a partire dalla comunità: dalla sua cultura, dalla sua storia e dalle sue necessità. L’apertura significa questo».

«La Chiesa indigena non si fa per decreto – sentenzia – Il Sinodo deve aprire la strada affinché sia possibile provocare un processo che abbia la sufficiente libertà e che riconosca la dignità propria di ogni cristiano e di ogni figlio di Dio. Ecco la grandezza di questo Sinodo. Il Papa sa quanto possa risultare storico per tutta la Chiesa».

Chi si oppone al Sinodo

Il cardinale ha anche aggiunto che il Sinodo «sta generando resistenze e malintesi. Alcuni se ne sentono in qualche modo minacciati, perché ritengono che non verranno rispettati i loro progetti e le loro ideologie. Soprattutto, direi, quei progetti di colonizzazione dell’Amazzonia animati a tutt’oggi da uno spirito di dominio e di rapina».

Resistenze che arrivano dal mondo delle imprese ma anche dai governi e ci sono all’interno della stessa Chiesa: «L’industria, l’agricoltura e molte altre forme di produzione dicono sempre più spesso che la loro attività è “sostenibile”. Ma che significa davvero «essere sostenibile”? Significa che tutto quanto estraiamo dal suolo o restituiamo al suolo come residuo non deve impedire alla terra di rigenerarsi e di restare fertile e salubre».

Testi Sacri Holyart.it

Per l’Alto Prelato è «molto importante riconoscere queste resistenze», per «discernere come comportarci davanti a queste opposizioni, sapere che fare».

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Informazioni su Raffaele De Fulvio 6208 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.