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Papa Francesco contro i populismi: crescono seminando paura

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«Tenete bene nella mente e nel cuore che, quando il Signore vuole convertire la sua Chiesa, cioè renderla più vicina a Sé, più cristiana, fa sempre così: prende il più piccolo e lo mette al centro, invitando tutti a diventare piccoli e a “umiliarsi” – dice letteralmente il testo evangelico – per diventare piccoli, così come ha fatto Lui, Gesù. La riforma della Chiesa incomincia dall’umiltà».

Così si è espresso Papa Francesco nella Basilica di San Giovanni in Laterano per l’incontro con la Diocesi di Roma, che si è svolto nel tardo pomeriggio del 10 maggio. Il pontefice ha indicato tre regole che dovrebbe seguire ogni buon evangelizzatore.

© HO / OSSERVATORE ROMANO / AFP
This handout photo taken on March 2, 2017 and released by the Vatican press office, Osservatore Romano, shows Pope Francis gesturing as he speaks during a meeting with priests at the St. John in Lateran basilica, in Rome. / AFP PHOTO / OSSERVATORE ROMANO / HO

1) Umiltà

«Chi è senza umiltà e disprezza non sarà mai un buon evangelizzatore – ha sentenziato il Papa – perché non vedrà mai al di là delle apparenze. Penserà che gli altri siano solo nemici, dei “senza Dio”, e perderà l’occasione di ascoltare il grido che hanno dentro, quel grido che spesso è dolore e sogno di un “Altrove”, in cui si manifesta il bisogno della salvezza».

2) Disinteresse

Con l’umiltà, il secondo tratto necessario per evangelizzare, secondo Bergoglio, è il «disinteresse». «Viene espresso nel brano evangelico della parabola del pastore che va in cerca della pecora che si è smarrita – afferma – Non ha nessun interesse personale da difendere, questo buon pastore: l’unica preoccupazione è che nessuno si perda.

Il disinteresse per sé stessi, prosegue Papa Francesco, «è la condizione necessaria per poter essere pieni di interesse per Dio e per gli altri, per poterli ascoltare davvero. C’è il “peccato dello specchio”. E noi, preti, suore, laici con la vocazione di lavorare, cadiamo tante volte in questo peccato dello specchio: si chiama narcisismo e autoreferenzialità».

3) Le Beatitudini

L’ultimo tratto del cuore, necessario per ascoltare il grido e per evangelizzare, conclude il Papa, «è avere sperimentato le Beatitudini. Oggi parlavo con un rabbino, molto amico, che era venuto da Buenos Aires, e mi ha detto: “Nella Legge io trovo che il nostro punto di partenza per il dialogo giudeo-cristiano sia la legge dell’amore: Amerai il tuo Dio con tutte le forze e il prossimo come te stesso. E nel Vangelo, nei libri cristiani, quale pensi tu che sia un testo che possa aiutarci tanto?”. Gli ho detto subito: “Le Beatitudini”. Le Beatitudini sono un messaggio cristiano, ma anche umano. È il messaggio che ti fa vivere, il messaggio della novità…».

Gassosi e liquidi

Poi, il Papa ha affidato due compiti agli evangelizzatori romani. Il primo: «Esercitare uno sguardo contemplativo sulla vita delle persone che abitano la città. Guardare. E per far questo, in ogni parrocchia cerchiamo di comprendere come vivono le persone, come pensano, cosa sentono gli abitanti del nostro quartiere, adulti e giovani; cerchiamo di raccogliere storie di vita».

Ha lanciato un appello a non dimenticare gli anziani, «fate parlare i vecchi: non per diventare antiquati, no, per avere l’odore delle radici e potere andare avanti radicati», e contro «questa tecnologia del virtuale», che rischia «di perdere il radicamento, le radici, di diventare sradicati, liquidi – come diceva un filosofo – oppure, come piace piuttosto dire a me, gassosi, senza consistenza».

“Tensioni insopportabili”

Secondo compito: «Esercitare uno sguardo contemplativo sulle culture nuove che si generano nella città. Lo sappiamo, la città di Roma è un organismo che palpita: prendiamo consapevolezza che lì, dove le persone vivono e si incontrano, si produce sempre qualcosa di nuovo che va al di là delle singole storie dei suoi abitanti».

pope francis gipsy

Handout / VATICAN MEDIA / AFP

Qui Bergoglio è stato duro: «Ci sono persone che non accedono alle stesse possibilità di vita degli altri e che vengono scartate; segregazione, violenza, corruzione, criminalità, traffico di droga e di esseri umani, abuso dei minori e abbandono degli anziani. Si generano così delle tensioni insopportabili. Come avete ricordato, ci sono in tanti quartieri di Roma guerre tra poveri, discriminazioni, xenofobia e anche razzismo. Ieri ho incontrato in Vaticano cinquecento Rom e ho sentito cose dolorose. Xenofobia. State attenti, perché il fenomeno culturale mondiale, diciamo almeno europeo, dei populismi cresce seminando paura».

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Info autore: Raffaele De Fulvio

Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.

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