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Lunedì 16 luglio 2018, XV Settimana Tempo Ordinario

Non la pace ma una spada.

L’Annucio di Gesù nel Vangelo di oggi, così categorico, potrebbe sembrare a prima vista duro e contraddittorio. Gesù afferma: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada”. La pace di cui parla Gesù è sicuramente quella falsa quiete che gli uomini costruiscono sull’ignavia e sulla passiva rassegnazione alla mediocrità. L’avvento del regno implica una radicale trasformazione nella mentalità degli uomini, implica l’affermazione del primato assoluto di Dio e il superamento di tutti gli ostacoli che ad esso si frappongono. Questo è il prezzo della pace vera: il dono di Dio agli uomini, come frutto della redenzione. La presenza di Gesù, i segni che egli pone, la sua parola, tutta la sua missione segnano uno sconvolgimento reale nelle coscienze degli uomini. “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”. Ecco come l’autore della lettera agli Ebrei ci offre la chiave di lettura della spada, ecco ancora la causa della libera adesione a Dio o il rifiuto con tutte la inevitabili lotte e divisioni che ne seguono. All’interno delle famiglie sono nate divisioni e lotte di ogni genere a causa del Vangelo. Sono quelle persecuzioni sicuramente meno eclatanti, ma non meno violente; sono maturate fra le mura domestiche e hanno scardinato quei legami che ostacolavano il primato di Dio e l’affermazione delle sue verità. Per questo in un’altra parte del Vangelo Gesù diceva ai suoi: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. È evidente che Gesù non ci comanda di odiare i nostri cari, non intende minimamente contraddire il comandamento di onorare il padre e la madre, ma vuole ribadire ancora una volta che nulla dobbiamo anteporre al suo amore. “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me”. L’accoglienza del suo messaggio non ammette compromessi, arriva anzi ad identificarsi con i suoi discepoli e ritiene fatto a sé ogni gesto di solidarietà che viene offerto loro: “chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”. Quanto queste parole dividono e uniscono nello stesso tempo nei giorni nostri… e ci provocano ad una presa di posizione per il mondo di oggi…

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Info autore: Raffaele De Fulvio

Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.

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