le diocesi stanno formando le commissioni

In attuazione delle Linee Guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili emanate nel giugno scorso dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Conferenza Italiana Superiori Maggiori, il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca ha istituito la Commissione diocesana per la tutela dei minori.

Lo scopo è favorire la diffusione di una cultura della prevenzione, attraverso strumenti di formazione e informazione, portando il contributo di competenze educative, mediche, psicologiche, canonistiche, giuridiche, pastorali e comunicative. Fra i compiti, anche la gestione di segnalazioni di vittime di abusi (Gazzetta di Reggio, 2 dicembre).

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Il progetto anti abusi a Verona

Nei giorni scorsi è stata la diocesi di Verona ad avviare una iniziativa analoga. La commissione diocesana è formata da Giuseppe Comotti, docente universitario e avvocato; Francesca Negrini, neuropsichiatra infantile; Sara Pasetto, psicologa e psicoterapeuta; Valentina Giraldi, assistente sociale; e presieduta dal referente diocesano don Matteo Malosto, direttore del Centro pastorale ragazzi diocesano. Tutte persone nominate ad quinquennium in ragione della loro fede e di comprovata competenza in ambito pastorale, pedagogico, sociale e legale.

La commissione raccoglie le segnalazioni mediante una casella di posta elettronica – [email protected] – quindi procede con la verifica delle informazioni e l’ascolto delle persone interessate (daily.veronanetwork.it, 21 novembre).



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A Milano sotto osservazione anche i laici

La diocesi di Milano ha avviato dal mese di settembre del 2018 la “Commissione diocesana per la tutela dei minori”, presieduta dal Vicario generale e ha tra i componenti donne e uomini con competenze teologiche, psicologiche, pedagogiche, giuridiche e pastorali.

Compito principale è di suggerire o introdurre quanto è necessario od opportuno – mediante iniziative formative e di sensibilizzazione, protocolli di comportamento e tutto quanto risulterà utile ai fini preventivi – per una più efficace prevenzione di abusi sui minori o sugli adulti che hanno un uso imperfetto della ragione, e che possono essere compiuti da adulti – ministri ordinati, consacrati, consacrate, laici e laiche – che svolgono compiti educativi nelle realtà diocesane: parrocchie, oratori, associazioni cattoliche e scuole cattoliche o di ispirazione cristiana (www.chiesadimilano.it, settembre 2018).

Consulenza ad personam a Bergamo

Da qualche mese anche nella diocesi di Bergamo è nato un Servizio diocesano tutela minori, che ha tra i suoi compiti anche quello di studiare e approfondire gli aspetti attinenti alla sicurezza del minore e di svolgere consulenza in singoli casi (Agensir, 26 febbraio).

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I casi di Perugia e Bolzano

Tra le prime diocesi ad avviare questo servizio è stata la diocesi di Perugia, nel 2011, in seguito allo scandalo di un sacerdote indagato.

La Commissione nacque con questa motivazione:

«Nel costituire la Commissione diocesana di indagine, la Curia si è voluta dotare di uno strumento ulteriore per approfondire la vicenda e conoscerne al più presto la verità. E’ desiderio di tutti che si stabilisca un clima sereno nella nostra comunità diocesana, necessario al proficuo prosieguo del lavoro della stessa Commissione di indagine, lavoro che riteniamo estremamente importante» (Perugia Today, 2011).

Nel 2010 la diocesi di Bolzano avviò lo stesso servizio, per «promuovere una cultura di attenzione nelle relazioni interpersonali, nel rispetto reciproco e nell’assunzione della responsabilità nei confronti delle persone vittime di abuso» (www.bz-bx.net).



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Le raccomandazioni di Don Fortunato

«Le diocesi – commenta ad Aleteia Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione Meter, da sempre in prima linea contro gli abusi sui minori – si stanno attivando in tutta Italia per costituire, in ogni regione, il Servizio Regionale Tutela Minori. Ne fanno parte i referenti delle diocesi, che dovrebbero essere esponenti delle Commissioni diocesani. Quindi, dopo le indicazioni del Papa e della Cei, qualcosa di concreto inizia a muoversi un pò ovunque, per dare un taglio di approfondimento serio a questa problematica».

Però, aggiunge Don Fortunato, il vero nodo resta la formazione. «Bisogna individuare persone serie, equilibrate, realmente impegnate e qualificate. Nessun arrembaggio! Formiamo i formatori nel modo adeguato: la sfida è tutti qui. Ben vengano le commissioni, ma a monte non bisogna mai trascurare l’aspetto della formazione, e poi della trasparenza: gli uffici devono visibili, pubblici, identificabili. Una persona che vuol denunciare l’abuso deve poterlo fare con minor disagio possibile».



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Informazioni su Raffaele De Fulvio 5769 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.

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