le chiese subiscono più restrizioni di casinò e marijuana

Fonte e Autore dell’articolo: Aleteia.org

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Monsignor Gérald Cyprien Lacroix, cardinale arcivescovo di Québec, in Canada, ha protestato pubblicamente contro la mancanza di dialogo e di coerenza da parte delle autorità di quella provincia in varie misure di lotta al coronavirus. Attualmente, le restrizioni alla partecipazione alle Messe sono più rigorose di quelle per giocare nei casinò e perfino per comprare la marijuana.

“Dall’inizio siamo stati buoni partner, facendo la nostra parte per il bene di tutti e collaborando allo sforzo collettivo durante questa crisi. Era necessario essere solidali e lo siamo stati. Ma le autorità del Governo non ci prendono sul serio. Non siamo riusciti in nessun momento a stabilire un dialogo franco e diretto con il Governo e con i funzionari della salute pubblica”.

Di fatto, il contatto con le autorità si è verificato attraverso terzi. I vescovi conoscono le norme da applicare nelle chiese solo quando vengono pubblicate dalla stampa.

Dal 22 giugno c’è un limite raccomandato di 50 persone per Messa, oltre all’esigenza di distanza di due metri tra i fedeli, lavaggio delle mani di chiunque entri in chiesa, disinfezione dei posti nei banchi e distribuzione della Comunione solo in mano e senza scambio di parole tra il sacerdote e il fedele che si comunica. Non c’è consenso scientifico su queste misure imposte dalle autorità di decine di Paesi: al contrario, ci sono perfino manifestazioni pubbliche di associazioni di medici di Italia e Austria che sottolineano che la Comunione in bocca è più sicura che in mano (Aleteia, 8 luglio 2020).

Dall’altro lato, come osserva giustamente il cardinal Lacroix, la vendita di bevande alcoliche e perfino della marijuana è stata inclusa nella lista dei “servizi essenziali” approvati dalle autorità del Québec. Oltre a questo, i casinò possono ospitare fino a 250 persone in locali che potrebbero essere più piccoli delle chiese, in cui è autorizzato l’accesso per la Messa solo a 50 individui.

Il presule ha commentato la mancanza di coerenza delle misure autoritarie:

“Le comunità di fede, che possiamo ritenere sicuramente un servizio essenziale, sono state praticamente ignorate. Non si capisce. I cattolici hanno il diritto di essere considerati con rispetto e non ignorati o relegati. Il nostro Governo evita qualsiasi dialogo aperto e sereno con i leader delle comunità di fede. Ciò non è sano per la nostra società del Québec”.

“Non abusate della nostra pazienza e smettete di ignorare la nostra esistenza e il nostro senso di responsabilità”, ha aggiunto il presule, che ha unito la sua voce a quella di altri vescovi che hanno denunciato l’ipocrisia e la parzialità ideologica di misure simili nei loro Paesi.

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Dal Vaticano

Raffaele De Fulvio
Informazioni su Raffaele De Fulvio 7198 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.