“La storia della mela” non riguarda San Tommaso d’Aquino

Spesso, studiando teologia, ho sentito come docenti di storia ecclesiastica biasimavano il traffico di reliquie che tra basso medioevo e controriforma assunse qua e là i contorni di un vero e proprio narcotraffico. Non era stato difficile a Umberto Eco ironizzarvi su, per bocca del lucido fra’ Guglielmo da Baskerville, il quale davanti a un reliquiario che gli si diceva contenere un frammento (l’ennesimo!) della Vera Croce disse:

Se tutti fossero autentici, Nostro Signore non sarebbe stato suppliziato su due assi incrociate, ma su di una intera foresta.

E alla scandalizzata esclamazione del discepolo Adso replicava rincarando la dose:

È così Adso. E ci sono dei tesori ancora più ricchi. Tempo fa, in una cattedrale tedesca, vidi il cranio di Giovanni Battista all’età di dodici anni.

Contrabbandieri di reliquie, di dottrine, di citazioni…

Ringrazio Dio di aver avuto molti bravi maestri lungo le vie talvolta impervie degli studî teologici: quelle guide esperte, in massima misura sacerdoti e consacrati, mi hanno orientato e allenato a un alto grado di precisione filologica e storica, a stabilire con esattezza la vicenda ecdotica di un testo, prima di accingermi a discuterne il contenuto. Così ho sviluppato (come fanno tutti i buoni alunni di buoni maestri) una specie di sesto senso per le affermazioni attribuite a questo o quell’autore, e nel tempo sono arrivato a vedere nella pseudoepigrafia[1] una versione aggiornata (ma per questo anche peggiore) del traffico delle reliquie. Spacciare un osso di pollo per quello di santa Blandina era una truffa di una o poche persone le cui vittime, poche o molte che fossero, tuttavia non risultavano intimamente danneggiate dall’abuso della loro credulità, perlomeno fino a quando il culto da esse tributato a quegli oggetti restava nei ranghi della sana tradizione cattolica, e cioè non sconfinava in magismo e superstizione (cosa neppure infrequente).

Quando invece si attribuisce a un autore un pensiero non suo o un’espressione apocrifa il danno è virtualmente enorme: lo vediamo nel successo delle campagne d’odio condotte contro alcune minoranze a suon di fake news e, più in sordina, con la vicenda del detto sui “Papi inflitti da Dio”, attribuito a Vincenzo di Lérins anche se nessuno nel V secolo avrebbe mai potuto concepire una frase del genere[2]. Il rischio di un simile danno si alimenta ogni qual volta reiteriamo (e così rilanciamo e accreditiamo) una bufala. Il 19 aprile 1930 Gilbert Keith Chesterton scrisse su Illustrated London Newsche

le fallacie non cessano di essere fallacie
per il fatto che diventano mode.

Se questa è una citazione che ci sembra ragionevole, dobbiamo convenire che lo stesso si può dire delle citazioni distorte o inventate di sana pianta.

La “mela di san Tommaso”

Negli ultimi anni mi è capitato di ascoltare e perfino di leggere[3] l’aneddoto secondo il quale Tommaso d’Aquino, avviando i propri corsi (o addirittura tutte le lezioni?) alla Sorbona, sarebbe stato solito indicare una mela poggiata lì (per l’intervallo?) sentenziando:

Questa è una mela.
Chi non è d’accordo può anche andarsene.

Parola più, parola meno. Ora, due cose non mi sono mai tornate, di questa citazione:

  1. la prima è che la frase “non suona”: né tommasiana né medievale;
  2. la seconda – ma questa è riservata a un pubblico più ristretto – è che non si capisce bene in che modo una frase così banale nei contenuti e aggressiva nei modi (insomma non tommasiana) possa risultare tomista, ossia come risponda alla particolare gnoseologia del Doctor Angelicus.

Qualcuno me l’ha spiegata come un’esemplificazione del principio di realtà, il che equivale a inlustrare obscurum per obscurius, nella misura in cui il “principio di realtà” (che di per sé è un concetto metafisico) viene invocato dal nostro “secolo superbo e sciocco” perfino come puntello al cinismo politico e al relativismo etico.

A parte questo, resta il fatto che nessuno mi ha mai saputo indicare una fonte passabile: né le opere di Tommaso né le memorie di Reginaldo da Piperno riportano aneddoti accostabili, anche solo alla lontana, a questo bizzarro incipit didattico.

Stemma sitorum

La prima cosa che apprendiamo da una rapida ricerca online è che l’episodio sembra sconosciuto fuori dall’Italia: ovvero, più esattamente, non si hanno risultati apprezzabili per l’inglese, il francese, lo spagnolo, il portoghese (ovvero per le lingue in cui la letteratura su Tommaso ha una qualche consistenza)… e neppure per il tedesco. Dovremo necessariamente limitarci all’Italia, cercando nella blogosfera e (auspicabilmente) nei libri. Cominciamo dai risultati più recenti e andiamo verso i più remoti.

  1. Il 6 giugno 2018 Francesco Lamendola spiegava su www.accademianuovaitalia.it “come il pensiero cattolico è diventato non cattolico”, e riportava l’aneddoto;
  2. Il 17 febbraio 2018 Silvana De Mari riportava l’aneddoto su www.silvanademari.it;
  3. Il 25 ottobre 2017 Enzo Pennetta lo riportava su www.enzopennetta.it (sfumandolo tuttavia con un prudente “si tramanda che facesse”);
  4. Il 23 agosto 2016 tale “Gerardoms” lo utilizzava su www.gerardoms.blogspot.com addirittura per compilare una lista di numerose proposizioni – «l’umiltà ci porta ad osservare e argomentare» [sic!] – tutte terminanti, a mo’ di anatematismi, con la sentenza “chi non è d’accordo, può andar via”;
  5. Il 26 ottobre 2015 tale “mic” aveva già pubblicato il medesimo testo di cui al punto 4 su www.chiesaepostconcilio.blogspot.com;
  6. Lo stesso 26 ottobre 2015 (difficile dire se prima o dopo di “mic”) il medesimo testo veniva pubblicato da tale “Istruzione Cattolica” su www.gloria.tv, avendo l’accortezza di segnalare quale fonte la pagina di cui al punto 8;
  7. Il 22 marzo 2016 tale “Angyneocat” riportava su www.concristopietrevive.forumfree.it il suddetto testo (sempre quello di cui al punto 4);
  8. Il 10 settembre 2015 tale “unafides” pubblicava su www.unafides33.blogspot.com il testo di cui al punto 4, che poi sarebbe stato ripreso da “Istruzione Cattolica” (di cui al punto 6). Variatio interessante: la lezione di “unafides” vede a mo’ di postilla un passaggio della catechesi di Papa Francesco del 28 gennaio 2015; la copia di “Istruzione Cattolica” ha omesso la postilla;
  9. Il 13 maggio 2015 un anonimo gestore ha riportato su www.azionetradizionale.com il testo di cui al punto 9 passando per la copia di cui al punto 12;
  10. Il 24 febbraio 2015 tale “guelfonero” pubblicava su www.radiospada.org il testo di tale CdP Ricciotti, che mentre attacca frontalmente Joseph Ratzinger riporta l’aneddoto;
  11. Il 31 gennaio 2015 don Fabio Bartoli riportava su www.lafontanadelvillaggio2.wordpress.coml’aneddoto (anch’egli, come Pennetta, stemperando a mezzo di un “narra un aneddoto che…”);
  12. Il 18 gennaio 2013 un anonimo gestore ha riportato su www.costanzamiriano.com il testo già incontrato al punto 9 e di cui al punto 13, citandolo correttamente;
  13. Il 27 agosto 2012 Giorgio Casali pubblicava su www.parolecheservono.blogspot.com il testo di cui ai punti 9 e 12.

Ho interpellato personalmente Casali, il quale mi ha detto di non saper ulteriormente specificare la fonte dell’aneddoto, protestando però di non essere stato il primo a rilanciare l’aneddoto. Il suo testo, tuttavia, così come lo si riscontra, non risulta presente sull’internet in date anteriori al 27 agosto 2012.

E se fosse… un altro Tommaso?

Siamo dunque in un vicolo cieco? Non sarebbe la prima volta che capita, mettendo mano a una questione ecdotica: certo, la collatio l’ho fatta solo fra i testi che mi sono stati riportati nelle prime quattro pagine dei risultati di Google, e naturalmente scartando le occorrenze risultanti da commenti, i quali per loro natura non sono fonte. Non siamo al punto in cui si possa dare una risposta convincente, ma il coinvolgimento dei lettori più attenti potrebbe risultare utile: anche la volta scorsa non sarei arrivato al Pallotti dal Lerinese senza le attente integrazioni alla collatio da parte loro.

Una pista tuttavia la propongo – fragilissima, lo ammetto, poiché consta di un’assonanza e di un’omonimia. In un capitolo di Essays on the Intellectual Powers of Man (1785) il filosofo scozzese Thomas Reid poneva un problema di filosofia della conoscenza:

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Informazioni su Raffaele De Fulvio 5679 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.