il Sinodo alla ricerca di una posizione comune

I lavori del Sinodo speciale per la Regione Panamazzonica affrontano il primo tema “caldo” dell’assemblea. Le Congregazioni generali, che si sono svolte il 7 e 8 ottobre, hanno iniziato a discutere sulla possibilità di istituire in Amazzonia “viri probati“, uomini sposati, di comprovata fede e virtù, là dove bisogna assicurare liturgia e sacramenti, e non è possibile la presenza dei sacerdoti.

La questione è stata descritta dal Documento di lavoro sinodale: si tratta di una necessità legittima – si è detto in Aula il 7 ottobre, come resoconta la Sala Stampa Vaticana – ma che non può condizionare un ripensamento sostanziale della natura del sacerdozio e del suo rapporto con il celibato, previsto dalla Chiesa di rito latino.

Più spazio ai laici

Il tema del protagonismo dei laici, evidenzia la Sala Stampa Vaticana, è tornato anche nella discussione dell’8 ottobre.

Il Sinodo ha riflettuto sull’importanza di una Chiesa di comunione che includa maggiormente i laici, affinché il loro contributo supporti l’opera ecclesiale. La complessità della vita contemporanea, infatti, richiede competenze e conoscenze specifiche alle quali non sempre i sacerdoti possono offrire tutte le risposte.

Per questo, di fronte alle numerose sfide dell’attualità – tra cui secolarismo, indifferenza religiosa, proliferazione vertiginosa di chiese pentecostali – la Chiesa deve imparare a consultate ed ascoltare di più la voce del laicato.

“Viri probati” in “prova”

La valorizzazione del ruolo dei laici è tornata al centro della riflessione anche là dove si è parlato della mancanza di sacerdoti e della difficoltà, quindi, di portare il sacramento dell’Eucaristia ai fedeli: è necessario passare – si è detto – passare da una “pastorale di visita” ad una “pastorale di presenza”, guardando anche ai nuovi carismi che si manifestano nei movimenti laicali, il cui potenziale va riconosciuto ed approfondito.

ANDREAS SOLARO | AFP

Il dibattito al Sinodo durante la giornata dell’8 ottobre

Per questo, ribadendo che il celibato è un gran dono dello Spirito per la Chiesa, alcuni Padri Sinodali hanno rilanciato la proposta di consacrare i “viri probati”, valutando poi nel tempo la validità o meno di tale esperienza. Per qualcun altro, invece, tale proposta potrebbe portare il sacerdote ad essere un semplice funzionario della Messa e non, invece, un pastore delle comunità, un maestro di vita cristiana, una presenza concreta della vicinanza di Cristo.

Più vocazioni autoctoni ed equipe con diacono

Se sui “viri probati” non c’è un fronte comune, i Padri sono convenuti che d i fronte all’urgenza di pastori per l’evangelizzazione dell’Amazzonia, serve una maggiore valorizzazione della vita consacrata, ma anche una forte promozione delle vocazioni autoctone, insieme alla possibilità di scegliere ministri autorizzati alla celebrazione dell’Eucaristia o di ordinare diaconi permanenti che, in forma di equipe, accompagnati da pastori, possano amministrare i Sacramenti.

Formazione su tre livelli

Altro spunto di riflessione è stato quello della formazione dei ministeri ordinati, pensato su tre livelli: una formazione capillare a livello parrocchiale, con lettura e meditazione della Parola di Dio; una formazione intensiva a tempo pieno, destinata ad animatori ed animatrici delle comunità, ed una formazione teologica sistematica per i candidati ai ministeri ordinati e per gli uomini e le donne che desiderano impegnarsi nei ministeri laici.

Diaconato femminile

L’importante – è stato sottolineato – è che la formazione dei seminaristi sia ripensata e diventi più vicina alla vita delle comunità. Tra le proposte avanzate, infine, anche quella di pensare alla possibilità di un’ordinazione diaconale per le donne, così da valorizzarne la vocazione ecclesiale.

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Informazioni su Raffaele De Fulvio 5393 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.