Il pensiero di Papa Francesco sull’Amazzonia

Rio de Janeiro, Brasile

In occasione del primo Viaggio Apostolico, Papa Francesco ha incontrato, il 28 luglio (2013), i vescovi del Brasile, indicando il bacino amazzonico come il “banco di prova per la Chiesa e la società brasiliane”:

“…C’è un ultimo punto sul quale vorrei soffermarmi, e che ritengo rilevante per il cammino attuale e futuro non solo della Chiesa in Brasile, ma anche dell’intera compagine sociale: l’Amazzonia. La Chiesa è in Amazzonia non come chi ha le valigie in mano per partire dopo aver sfruttato tutto ciò che ha potuto. La Chiesa è presente in Amazzonia sin dall’inizio con missionari, congregazioni religiose, sacerdoti, laici e vescovi, e tuttora è presente e determinante per il futuro dell’area. Penso all’accoglienza che la Chiesa in Amazzonia offre oggi agli immigrati haitiani dopo il terribile terremoto, che ha sconvolto il loro Paese.

“Vorrei invitare tutti a riflettere su quello che Aparecida ha detto sull’Amazzonia, anche il forte richiamo al rispetto e alla custodia del intera creazione che Dio ha affidato all’uomo non perché lo sfrutti selvaggiamente, ma perché lo renda un giardino. Nella sfida pastorale che rappresenta l’Amazzonia non posso non ringraziare ciò che la Chiesa in Brasile sta facendo: la Commissione Episcopale per l’Amazzonia creata nel 1997 ha già dato molti frutti e tante diocesi hanno risposto in modo pronto e generoso alla richiesta di solidarietà, inviando missionari laici e sacerdoti. Ringrazio Mons. Jaime Chemelo pioniere di questo lavoro e il Card. Hummes attuale Presidente della Commissione. Ma vorrei aggiungere che va ulteriormente incentivata e rilanciata l’opera della Chiesa. Servono formatori qualificati, soprattutto formatori e professori di teologia, per consolidare i risultati ottenuti nel campo della formazione di un clero autoctono, anche per avere sacerdoti adattati alle condizioni locali e consolidare, per così dire, il “volto amazzonico” della Chiesa. In questo, per favore, vi chiedo di essere coraggiosi, di avere parresia! Nel linguaggio “porteño” [di Buenos Aires] vi direi di essere intrepidi.”

Bogotá, Colombia

Già nel settembre 2017, quando si recò in visita in Colombia, Papa Francesco iniziò a parlare delle sfide che la Chiesa in Amazzonia deve affrontare.  Durante l’incontro con i vescovi della Colombia, il 7 settembre,  il Papa chiese ai presuli di non abbandonare la Chiesa in quell’area del Paese:

“…E prima di concludere – è già un po’ lungo – un pensiero vorrei rivolgere alle sfide della Chiesa in Amazzonia, regione della quale siete giustamente orgogliosi, perché è parte essenziale della meravigliosa biodiversità di questo Paese. L’Amazzonia è per tutti noi una prova decisiva per verificare se la nostra società, quasi sempre ridotta al materialismo e al pragmatismo, è in grado di custodire ciò che ha ricevuto gratuitamente, non per saccheggiarlo, ma per renderlo fecondo. Penso soprattutto all’arcana sapienza dei popoli indigeni dell’Amazzonia e mi domando se siamo ancora capaci di imparare da essi la sacralità della vita, il rispetto per la natura, la consapevolezza che la ragione strumentale non è sufficiente per colmare la vita dell’uomo e rispondere alla ricerca profonda che lo interpella.

“Per questo vi invito a non abbandonare a sé stessa la Chiesa in Amazzonia. Il rafforzamento, il consolidamento di un volto amazzonico per la Chiesa che qui è pellegrina è una sfida di tutti voi, che dipende dal crescente e consapevole appoggio missionario di tutte le diocesi colombiane e di tutto il suo clero. Ho ascoltato che in alcune lingue native amazzoniche per riferirsi alla parole ‘amico’ si usa l’espressione ‘l’altro mio braccio’. Siate pertanto l’altro braccio dell’Amazzonia. La Colombia non la può amputare senza essere mutilata nel suo volto e nella sua anima.”

Puerto Maldonado, Perù

Venerdì 19 gennaio 2018, durante del Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Cile e Perù, Papa Francesco ha incontrato un gruppo di indigeni che vivono in Amazzonia. Parlando a Puerto Maldonado, il cuore dell’Amazzonia peruviana, Papa Francesco ha lanciato un appello per la difesa dei diritti, della dignità e della terra degli indigeni. Qui di seguito sono riportate alcune parti del discorso in cui il Papa parla dell’Amazzonia:

“… Permettetemi di ripetere ancora una volta: Che Tu sia lodato, Signore, per quest’opera meravigliosa dei popoli amazzonici e per tutta la biodiversità che queste terre racchiudono!

“Questo canto di lode si spezza quando ascoltiamo e vediamo le profonde ferite che porta con sé l’Amazzonia e i suoi popoli. E ho voluto venire a visitarvi e ascoltarvi, per stare insieme nel cuore della Chiesa, unirci alle vostre sfide e con voi riaffermare un’opzione sincera per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture.

“Probabilmente i popoli originari dell’Amazzonia non sono mai stati tanto minacciati nei loro territori come lo sono ora. L’Amazzonia è una terra disputata su diversi fronti: da una parte, il neo-estrattivismo e la forte pressione da parte di grandi interessi economici che dirigono la loro avidità sul petrolio, il gas, il legno, l’oro, le monocolture agro-industriali; dall’altra parte, la minaccia contro i vostri territori viene anche dalla perversione di certe politiche che promuovono la “conservazione” della natura senza tenere conto dell’essere umano e, in concreto, di voi fratelli amazzonici che la abitate. Siamo a conoscenza di movimenti che, in nome della conservazione della foresta, si appropriano di grandi estensioni di boschi e negoziano su di esse generando situazioni di oppressione per i popoli originari per i quali, in questo modo, il territorio e le risorse naturali che vi si trovano diventano inaccessibili. Questa problematica soffoca i vostri popoli e causa migrazioni delle nuove generazioni di fronte alla mancanza di alternative locali. Dobbiamo rompere il paradigma storico che considera l’Amazzonia come una dispensa inesauribile degli Stati senza tener conto dei suoi abitanti….

“La cultura dei nostri popoli è un segno di vita. L’Amazzonia, oltre ad essere una riserva di biodiversità, è anche una riserva culturale che deve essere preservata di fronte ai nuovi colonialismi. La famiglia è – come ha detto una di voi – ed è sempre stata l’istituzione sociale che più ha contribuito a mantenere vive le nostre culture. In momenti passati di crisi, di fronte ai diversi imperialismi, la famiglia dei popoli originari è stata la migliore difesa della vita. Ci è chiesta una speciale cura per non lasciarci catturare da colonialismi ideologici mascherati da progresso che a poco a poco entrano e dilapidano identità culturali e stabiliscono un pensiero uniforme, unico… e debole. Ascoltate gli anziani, per favore. Essi dispongono di una saggezza che li pone a contatto con il trascendente e fa loro scoprire l’essenziale della vita. Non dimentichiamoci che «la scomparsa di una cultura può essere grave come o più della scomparsa di una specie animale o vegetale». E l’unico modo per far sì che le culture non si perdano è che si mantengano in dinamismo, in costante movimento. “

Ai Direttori nazionali delle Pontificie Opere Missionarie

Nel giugno 2018, Papa Francesco ha incontrato i Direttori Nazionali delle Opere Pontificie Missionarie, in occasione della loro Assemblea Generale. Nell’ambito del mese Missionario Straordinario che si svolge nell’ottobre 2019, Papa Francesco ha parlato del Sinodo in Amazzonia che si svolge nello stesso mese:

“…Come ben sapete, durante l’ottobre 2019, Mese Missionario Straordinario, celebreremo il Sinodo per l’Amazzonia. Accogliendo le preoccupazioni di molti fedeli, laici e pastori, ho voluto che ci si incontri per pregare e riflettere sulle sfide dell’evangelizzazione di queste terre dell’America Meridionale in cui vivono importanti Chiese particolari. Mi preme che questa coincidenza ci aiuti a tenere fisso il nostro sguardo su Gesù Cristo nell’affrontare problemi, sfide, ricchezze e povertà; ci aiuti a rinnovare l’impegno di servizio al Vangelo per la salvezza degli uomini e delle donne che vivono in quelle terre. Preghiamo affinché il Sinodo per l’Amazzonia possa riqualificare evangelicamente la missione anche in questa regione del mondo tanto provata, ingiustamente sfruttata e bisognosa della salvezza di Gesù”.

Terzo anniversario dell’Enciclica Laudato Si’

Nel corso dello stesso anno, il 6 luglio, Papa Francesco ha incontrato i partecipanti ad un Convegno Internazionale organizzato in occasione del terzo anniversario della pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’. Alcuni dei suoi interventi, in questa occasione, hanno collegato il Sinodo dei giovani dello scorso anno al Sinodo di quest’anno sulla Regione Panamazzonica:

“…il confronto e l’impegno per la nostra casa comune deve riservare uno spazio speciale a due gruppi di persone che sono in prima linea nella sfida ecologica integrale e che saranno al centro dei due prossimi Sinodi della Chiesa Cattolica: i giovani e i popoli indigeni, in modo speciale quelli dell’Amazzonia.

“Da un lato «i giovani esigono un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi» (Laudato si’, 13). Sono i giovani che dovranno affrontare le conseguenze dell’attuale crisi ambientale e climatica. Pertanto, la solidarietà intergenerazionale non è «un atteggiamento opzionale, bensì una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno» (ibid., 159).

“Dall’altro lato, «è indispensabile prestare speciale attenzione alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali» (ibid., 146). È triste vedere le terre dei popoli indigeni espropriate e le loro culture calpestate da un atteggiamento predatorio, da nuove forme di colonialismo, alimentate dalla cultura dello spreco e dal consumismo (cfr Sinodo dei Vescovi, Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale, 8 giugno 2018).”

Qui l’articolo originale pubblicato da Vatican News

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Informazioni su Raffaele De Fulvio 5385 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.