I Santi del giorno – 2020-04-05 – Monastero S.Vincenzo M.

Fonte dell’articolo silvestrini.org

Domenica delle Palme o della Passione del Signore

Dominica in Palmis – De Passione Domini (Solennità)

Testi Sacri Holyart.it

BIOGRAFIA

Inizia la settimana santa.

Nella settimana santa la Chiesa celebra i misteri della salvezza portati a compimento da Cristo negli ultimi giorni della sua vita, a cominciare dal suo ingresso messianico in Gerusalemme fino alla sua beata passione e gloriosa risurrezione.

La Domenica delle palme « della Passione del Signore », nella quale la Chiesa dà inizio alla celebrazione del mistero del suo Signore morto, sepolto e risorto, unisce insieme il trionfo regale di Cristo e l’annunzio della sua gloriosa passione. I due aspetti del mistero pasquale vengano messi in luce nella catechesi e nella celebrazione di questo giorno.

L’ingresso del Signore in Gerusalemme viene commemorato con la solenne processione, con cui i cristiani, imitando le acclamazioni dei fanciulli ebrei, vanno incontro al Signore al canto dell’« Osanna ».
La processione sia una soltanto e fatta prima della Messa con maggiore concorso di popolo, anche nelle ore vespertine sia del sabato che della domenica. I fedeli si raccolgano in una chiesa minore o in altro luogo adatto fuori della chiesa verso la quale la processione è diretta. I fedeli partecipino a questa processione cantando e portando in mano rami di palma o di altri alberi. Il sacerdote e i ministri precedono il popolo, portando anch’essi le palme.
Le palme vengono benedette per essere portate in processione. Conservate religiosamente in casa, richiamano alla mente dei fedeli la vittoria di Cristo celebrata in questo giorno con la processione.

MARTIROLOGIO

Domenica delle Palme: Passione del Signore, in cui il Signore nostro Gesù Cristo, secondo la profezia di Zaccaria, seduto su di un puledro d’asina, entrò a Gerusalemme, mentre la folla gli veniva incontro con rami di palma nelle mani.

DAGLI SCRITTI…

Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele
Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a Cristo che oggi ritorna da Batania e si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza. Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. E’ disceso dal cielo, per farci salire con sé lassù «al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare» (Ef 1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella spettacolarità, «Non contenderà», dice, «né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce» (Mt 12, 19). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso e in condizione di povertà. Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami d’olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone. Accogliamo così il Verbo di Dio che si avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere. Egli, che è la mansuetudine stessa, gode i venire a noi mansueto. Sale, per così dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra nell’ombra della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di noi per sollevarci e ricondurci a sé. Egli salì verso oriente sopra i cieli dei cieli (cfr. Sal 67, 34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino, come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare con sé la natura umana, innalzandola dalle bassezze della terra verso la gloria. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese. Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi in virtù del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore della lana per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell’anima, anche noi ogni giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele».

DA VEDERE (links esterni):

 

San Vincenzo Ferrer

Sacerdote (Memoria facoltativa)

BIOGRAFIA

Era nato a Valencia in Spagna, nel 1350. A diciassette anni aveva già completato con tanto profitto gli studi di filosofia e di teologia che i suoi maestri lo annoverarono subito tra il corpo docente. Entrato nel convento dei domenicani di Valencia, fu ordinato sacerdote nel 1378, una data che nella storia della Chiesa viene ricordata come l’inizio del grande scisma d’Occidente. Insegnò teologia. Esercitando l’ufficio di predicatore attraversò molte regioni e raccolse frutti abbondanti nel salvaguardare la vera fede e nel correggere i costumi. La virtù divina fece molti miracoli per mezzo di lui, a conferma della sua santa vita e predicazione. Dopo tante fatiche, avendo speso tutte le sue forze per il servizio di Dio, andò a ricevere il premio degli Apostoli nel 1419 a Vannes, e fu iscritto nell’albo dei santi dal compatriota Callisto III nell’anno 1455.

MARTIROLOGIO

San Vincenzo Ferrer, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che, spagnolo di nascita, fu instancabile viaggiatore tra le città e le strade dell’occidente, sollecito per la pace e l’unità della Chiesa; a innumerevoli popoli predicò il Vangelo della penitenza e l’avvento del Signore, finché a Vannes in Bretagna, in Francia rese lo spirito a Dio.

DAGLI SCRITTI…

Dal trattato «Sulla via spirituale» di san Vincenzo Ferrer, sacerdote
Modo di predicare
Nelle prediche e nelle esortazioni usa un linguaggio semplice e una conversazione familiare per spiegare i doveri particolari. Insisti sugli esempi quanto più puoi, perché qualsiasi peccatore che ha commesso un determinato peccato si senta scosso come se tu predicassi per lui solo. Parla in modo tale che le parole non sembrino provenire da un animo superbo ed indignato, ma piuttosto da sentimenti di carità e di pietà paterna. Comportati come un padre che si duole dei figli traviati, o che soffre per una loro grave infermità. Procedi come chi cerca di tirar fuori e liberare da una fossa profonda coloro che vi si trovano e curali come una madre. Trattali insomma come uno che gode del loro progresso e spera di portarli alla gloria del paradiso.
Tale atteggiamento suole essere proficuo agli ascoltatori, mentre un discorso generico sulle virtù e sui vizi tocca poco gli ascoltatori.
Così pure nelle confessioni, sia che tu conforti con dolcezza i pusillanimi, sia che incuta terrore agli incalliti nel male, mostra sempre sentimenti di carità perché il peccatore capisca che le tue parole derivano da un sincero amore.
Le parole caritatevoli e dolci siano sempre preferite a quelle che pungono.
Tu, dunque, che desideri essere utile alle anime del prossimo, per prima cosa ricorri a Dio con tutto il cuore e chiedi a lui con semplicità questa grazia, che si degni di infondere in te quella carità, che è la perfezione delle virtù, e per mezzo della quale tu possa compiere ciò che desideri. (Cap. 13; ed Garganta-Forcada, pp. 513-514)

 

Preghiere

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Dal Vaticano

Raffaele De Fulvio
Informazioni su Raffaele De Fulvio 7629 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.