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I Santi del giorno – 2019-04-13 – Monastero S.Vincenzo M.

San Martino I

papa e martire (Memoria facoltativa)

BIOGRAFIA

Nacque a Todi, nell’Umbria e ascritto al clero romano, fu eletto alla Cattedra di Pietro nel 649. In questo stesso anno radunò un concilio, in cui condannò l’errore dei monoteliti. Arrestato dall’imperatore Costante nel 653 e condotto a Costantinopoli, fu sottoposto a dure sofferenze. Nel 656 fu fatto partire segretamente per l’esilio a Chersonea in Crimea. Patì la fame e languì nell’abbandono più assoluto per altri quattro mesi, finché la morte lo colse, fiaccato nel corpo ma non nella volontà, nell’anno 656.

MARTIROLOGIO

San Martino I, papa e martire, che condannò nel Sinodo Lateranense l’eresia monotelita; quando poi l’esarca Calliopa per ordine dell’imperatore Costante II assalì la Basilica Lateranense, fu strappato dalla sua sede e condotto a Costantinopoli, dove giacque prigioniero sotto strettissima sorveglianza; fu infine relegato nel Chersoneso, dove, dopo circa due anni, giunse alla fine delle sue tribolazioni e alla corona eterna.
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DAGLI SCRITTI…

Dalle «Lettere» di san Martino I, papa
Vi scriviamo sempre nel desiderio di portare conforto alla vostra carità e di sollevarvi dalle numerose preoccupazioni che avete nei nostri riguardi e che insieme con voi hanno tutti i santi e nostri fratelli, prendendosi cura di noi, per amore di Dio.
Coloro che abitano in queste regioni sono tutti pagani. Non basta: quelli che hanno preso dimora da queste parti hanno abbracciato i costumi pagani sicché hanno perduto perfino quel senso di amore e di compassione che si portano a vicenda anche i barbari.
Sono rimasto fortemente colpito e lo sono ancora, per l’impietosa freddezza di quelli della mia cerchia.
Non potevo pensare che anche amici e parenti si disinteressassero di me e non si curassero della mia sorte infelice a tal punto da non voler neppure sapere come mi trovo, se sono ancora vivo o se già morto.
Eppure accusatori e accusati, non siamo tutti del medesimo fango e della medesima pasta? Non dovremo comparire tutti davanti al tribunale di Cristo? E con quale coscienza ci presenteremo dinanzi a lui? Forse furono la paura o il timore a spingere quegli uomini a trascurare i comandamenti di Dio. Ma che cosa giustifica tale timore? Di quale alienazione non fu mai causa lo spirito del male! E così fui considerato addirittura il nemico di tutta intera la compagine della Chiesa e loro avversario.
Ma Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4). Ebbene allora per l’intercessione di san Pietro stabilisca i loro cuori nella fede ortodossa, li renda fermi contro ogni eretico o nemico della nostra Chiesa. Dia forza specialmente al pastore che ora li governa. Sicché senza cedere in alcun punto anche minimo e senza piegare in alcuna parte anche secondaria, conservino integra la fede professata per iscritto dinanzi a Dio e agli angeli santi e, per questo, possano ricevere insieme a me, poveretto, la corona della giustizia e della fedeltà dalle mani del Signore e salvatore nostro Gesù Cristo.
Il Signore stesso avrà certo cura di questo mio povero corpo secondo che a lui piacerà disporre o lasciandomi fra continue sofferenze o concedendomi anche qualche piccolo conforto.
Il Signore è vicino, di che cosa devo preoccuparmi? Spero che nella sua misericordia non tarderà a porre fine a questa mia condizione nel modo che egli crederà. Salutate tutti i vostri cari nel Signore e tutti coloro che per amore di Dio hanno avuto compassione delle mie catene. L’Altissimo con la sua potente mano vi protegga da ogni tentazione e vi salvi nel suo regno.

 

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Info autore: Raffaele De Fulvio

Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.

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