Ero solo e non mi hanno abbandonato

Fonte e Autore dell’articolo: Aleteia.org

Testi Sacri Holyart.it

Ciao, sono Domenico ho 70 anni e sono un cosiddetto ex “senza tetto”. Si può dire che fino ad ora la mia vita è stato un viaggio con questa meta: trovare casa, un posto dove stare con delle persone che mi vogliono bene.
Ho avuto un passato difficile come tanta gente in questo mondo.

Ho sempre lavorato per aiutare la mia famiglia, ho iniziato giovanissimo, avevo solo 14 anni. Nonostante questo mi sono rimboccato le maniche e sono riuscito anche a prendere la licenza media. A 30 anni ho perso improvvisamente tutti e due i genitori nel giro di due anni. In breve tempo ho perso anche il posto di lavoro perché la ditta per la quale lavoravo è fallita. Mi sono sentito come quando una tegola di mattone ti cade in testa, il mondo mi è crollato addosso, un dolore immenso. Volevo farla finita, ero molto tentato di rifugiarmi nell’alcol ma gli insegnamenti che avevo ricevuto dai miei genitori fortunatamente me lo hanno impedito. Mi sono rialzato e rimesso in ricerca e alla fine, grazie a Dio, ho trovato un altro lavoro. Per 22 anni ho fatto il giostraio girando di paese in paese e vivevo in una roulotte; certo, la paga era quella che era, ma perlomeno mi ha permesso di andare avanti.

Ad un certo punto però il proprietario delle giostre dove lavoravo è caduto in disgrazia e insieme a lui anche io, che ho dovuto abbandonare la mia roulotte. Avevo ormai più di 50 anni, trovare un altro lavoro era un’impresa ardua e in men che non si dica mi sono ritrovato per strada. Mi sentivo spaesato, deluso, ho chiesto aiuto ai miei fratelli ma il mio grido è rimasto inascoltato. Ho girato così diversi dormitori e tanti volontari mi sono stati vicino ma non sempre c’erano posti disponibili, così mi sono stabilito in un angolo della stazione Garibaldi di Milano. Da allora non ho mai più riposato, dormivo sempre con un occhio aperto…c’è brutta gente in stazione, persone disperate che non hanno niente da perdere e hanno bisogno di tutto. Ho provato quindi a chiedere nuovamente aiuto ai miei fratelli che però mi hanno risposto: “stai lì dove sei”. Sono stati anni difficili, mi sentivo abbandonato e molto sofferente.

Vivere in strada è come stare in una giungla. La gente ti guarda dall’alto in basso e ti senti disprezzato, non ti senti più un uomo ma un animale, senza dignità. Nessuno sceglie di vivere in strada, tutti ci capitano per un motivo che molto spesso non dipende da loro, proprio come è capitato a me.
In tutto questo, c’era però uno spiraglio di luce, non mi sono mai sentito solo. Ogni tanto facevo delle commissioni per conto di un ragazzo proprietario di un chiosco fuori alla stazione, una brava persona che mi aveva preso in simpatia e dava una mano. Nel mio giro giornaliero mi fermavo sempre in chiesa…la domenica ascoltavo anche due messe.

Ho sempre avuto fede in Gesù, non ho mai smesso di credere, anche nel periodo più buio, entravo in chiesa, mi inginocchiavo davanti al Crocifisso e parlavo con Lui, gli dicevo “aiutami tu Gesù” e Lui mi ha sempre risposto in un modo o nell’altro. Mi ha mandato tanti angeli custodi, dei poliziotti, brave persone che mi hanno preso a cuore e che mi proteggevano, i volontari dell’opera francescana di via Farini, in particolare Antonio che si è dato molto da fare per me. Grazie a loro potevo farmi una doccia e avere almeno un pasto al giorno, mi hanno permesso di sopravvivere insomma, perché quando non hai più niente non vivi ma sopravvivi.

Un giorno frate Carlo, un frate francescano del convento di via Farini che frequentavo, mi ha trovato sdraiato, moribondo su una panca della chiesa, mi ero beccato una brutta polmonite e stavo davvero male. Quando dormi per strada, seppur con delle coperte, comunque il freddo arriva e non risparmia nessuno. Ero molto grave, perciò hanno subito chiamato un medico e si sono dati tutti da fare per trovarmi urgentemente una sistemazione.
Ho sentito che Gesù mi era vicino e infatti qualche giorno dopo ho ricevuto una bellissima notizia, si era liberato un posto a Casa di Gastone, il centro di seconda accoglienza per senza fissa dimora dell’Opera Don Guanella di Milano dove vivo attualmente.

Per me Casa di Gastone significa prima di tutto avere un tetto sulla testa, poter dormire in un letto, lavarmi, sentirmi sicuro, tranquillo e accolto. Vi sembreranno cose banali e scontate, ma, per una persona che ha perso tutto, diventano la più grande ricchezza. Ero felice, finalmente, dopo tanto girovagare, avevo trovato casa, una casa con dentro tutto quello di cui avevo bisogno.

Ora mangio, bevo, dormo e faccio tanti lavoretti: sistemo la casa, mi occupo della spazzatura, pulisco il cortile ma soprattutto mi piace, insieme agli altri ospiti e ai volontari, occuparmi del nostro orto. Seguo anche un laboratorio di teatro-terapia che mi sta aiutando tantissimo, stiamo portando in giro persino uno spettacolo dal titolo “Eroi in viaggio”. Tutti i mercoledì sera e la domenica mattina abbiamo la messa, il mercoledì prepariamo noi le letture e tante volte condividiamo anche il nostro vissuto.

Qui mi sento bene, sono rinato.

Ci sono tante persone che mi vogliono bene, gli operatori, educatori, sacerdoti guanelliani mi accolgono tutti i giorni con tanto affetto e dedizione, mi sento importante. Questo mi sta permettendo, a 70 anni ormai compiuti, di ritrovare finalmente me stesso e la mia dignità di uomo.

La mia fede in Gesù è cresciuta, si fortifica giorno dopo giorno. Lui mi ha donato questo posto, lo so, perché qui mi sento amato e l’amore viene sempre da Dio.
Parlo sempre con il Signore e lo ringrazio tutti i giorni, gli dico “grazie per avermi dato una mano” e dentro di me sento che Lui mi risponde: “vai avanti così che vai bene!”
Come avrete capito da questo breve scritto, sono una persona semplice e mite, non ho molto da offrire ma il mio più grande desiderio è aiutare la gente in difficoltà, soprattutto chi vive per strada per ridargli una dignità personale… “Vorrei tirare via dalla strada tutti quelli che posso”.

San Luigi Guanella diceva che ogni persona ha bisogno solamente di due cose “Pane e Signore”, ed è proprio così, questo è il vero e unico nutrimento di cui ogni uomo necessita nel corso della propria esistenza e io qui l’ho trovato.

Le case guanelliane hanno bisogno del vostro aiuto per restare aperte e continuare la loro opera di aiuto ai più bisognosi, in aumento a causa della crisi generata economica e sociale generata dal Covid, aiutale con una piccola donazione, salverai tante persone dalla difficoltà. Come? Clicca qui.

Preghiere

Sostieni le nostre attività

La Parrocchia è tua, abbiamo bisogno di tante cose. Dobbiamo fare continue manutenzioni per preservare quello che già c'è. Un tuo piccolo contributo può essere molto importante per noi, aiutaci se puoi...Dio ti benedica!

Dal Vaticano

Raffaele De Fulvio
Informazioni su Raffaele De Fulvio 7180 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.