Domenica 22 settembre 2019, XXV Settimana Tempo Ordinario

Non potete servire a Dio e a mammona.

A volte è la nostra mentalità umana, che cerca una razionalità che spieghi tutto. Essa rischia di far perdere una grande forza al messaggio di Gesù. Non possiamo troppo investigare sulla moralità, che sembra dubbia, di questo amministratore – secondo i nostri parametri di giustizia. Voler sempre rinchiudere tutto nelle nostre reti rischia di far perdere la parte veramente forte ed innovativa dell’annuncio di salvezza di Gesù. Talvolta corriamo il rischio di voler porre Gesù sotto la nostra lente di ingrandimento per analizzare meticolosamente ogni dettaglio e rischiamo, così facendo, di perdere il tutto. La giustizia sociale, grande e giusto anelito della società odierna, non è messa in discussione da questa parabola di Gesù. Egli stesso, con il suo vangelo dei poveri, è certamente lontano dalla mentalità giudaica corrente al suo tempo e che – talvolta – si riscontra anche presso alcune forme del nostro cristianesimo. La ricchezza infatti per Gesù non è segno della benevolenza di Dio su chi la possiede; così come la povertà non è certamente un castigo di Dio. Gesù non guarda tanto ai beni materiali ed alla loro quantità; Egli è si interessa a come essi siano poi realmente utilizzati. La frase finale del Vangelo odierno è la chiave di lettura della parabola dell’amministratore infedele. Non possiamo servire Dio e mammona. Gesù ci pone di fronte alla scelta fondamentale della nostra vita. Cosa rappresenta, allora, mammona, per noi? Il dio denaro? La sete di successo? Il potere? Molte volte pensiamo di servire noi stessi ma in realtà al dio mammona siamo disposti a sacrificare tutto. L’accumulo indiscriminato delle ricchezze non ci arricchisce realmente. Arricchirsi veramente significa anche saper riconoscere le nostre reali esigenze e saperle condividere con chi ha più bisogno di noi. Gesù pone in guardia sullo sperpero dei beni materiali ed invita al suo utilizzo con una reale sapienza. In questo saper gestire la ricchezza che Dio troviamo la reale possibilità di compiere il progetto di Dio su di noi. Certamente ognuno ha la sua storia e le sue responsabilità e in questa realtà dovremo saper collocare il vero significato del saper servire Dio. Nella parabola di oggi, Gesù sottintende che i beni materiali, anche quelli sudati con il proprio lavoro, non sono realmente nostri ma sono sempre dono di Dio da saper amministrare e condividere. L’esportazione è nel saper gestire i beni materiali, come dono di Dio da condividere, per poi ottenere la vera ricchezza, quella che non tramonta mai. Il centro della parabola e saper riconoscere che i beni spirituali che Dio ci dona sono di gran lunga superiori a qualsiasi bene terreno al quale possiamo sperare. Ecco il vero significato del “poco” e del “molto” al quale si riferisce Gesù stesso. Preghiamo allora per la nostra società, troppo interessata ai beni materiali e al suo sperpero e preghiamo per noi stessi perché sappiamo riconoscere i beni spirituali che possiamo accogliere nelle grazie sacramentali.

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Informazioni su Raffaele De Fulvio 4778 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.

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