Domenica 19 luglio 2020, XVI Settimana Tempo Ordinario

Fonte dell’articolo silvestrini.org

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Il buon seme e la zizzania.

“Il regno dei cieli si può paragonare ad un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo”. Ci stupisce e suscita in noi mille interrogativi quella strana mescolanza di bene e di male che in rivoli diversi scorre sotto i nostri occhi. Vediamo riversata nei nostri cuori la bontà di Dio, che ci muove al bene e alle migliori espressioni di amore, ma non sfugge al nostro sguardo il male che si nasconde, si annida nel nostro spirito per poi emergere prepotente fino a farci temere il soffocamento di ogni bontà. Non facciamo fatica a riconoscere la fonte primaria ed unica del bene che è in noi: l’ha seminato il buon Dio, infondendo in noi un alito di vita e un germe d’immortalità. Ci ha resi simili a lui ornandoci di una grande dignità. Ha sparso nel campo del mondo, come creatore, il buon seme, dando la vita a tutto ciò che esiste. Ci colma di stupore e di meraviglia quando contempliamo le sue opere: “Come sono grandi le tue opere, Signore!”, esclamava il salmista. Poi quello stesso splendore appare, ci deturpato nella natura e nella nostra vita: San Paolo affermava domenica scorsa: “Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto”. Al gemito della natura che ci circonda, si associa sin dal principio il dolore dell’uomo: “anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”. Ed ecco l’interrogativo che da sempre l’uomo rivolge al suo Creatore e Signore: “Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?”. È chiara la risposta del Signore: “Un nemico ha fatto questo”. Anche il male ha la sua fonte; è scaturito da una ribellione che ha tramutato in odio l’amore. Si è insinuato nella vita dell’uomo e ne ha deturpato la splendida immagine che Dio vi aveva impresso. Da qui scopriamo l’effetto della zizzania sparsa nel campo del mondo. La frenesia del bene ci fa desiderare e sperare un intervento immediato del Signore che ci consenta di estirpare dalle radici il male dal nostro mondo, ma dobbiamo, pur senza rassegnarci ad esso, dotarci di pazienza e comprendere, alla luce dello Spirito, che ogni esperienza umana è da redimere perché vissuta nella realtà del peccato e poi affidata alla divina misericordia. Per questo il sacrificio di Cristo è un memoriale che si ripete con tutta la sua efficacia in continuità, nella vita del mondo e di ogni uomo. Solo alla fine potremmo finalmente costatare che tutto è stato restaurato in Cristo e la giustizia ha vissuto in pienezza il suo trionfo.

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Dal Vaticano

Raffaele De Fulvio
Informazioni su Raffaele De Fulvio 7184 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.