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Come i sacerdoti cattolici hanno aiutato a inventare la lingua dei segni

C’è una ricca storia di sacerdoti cattolici coinvolti negli sforzi per aiutare i non udenti a comprendere e quanti avevano problemi a parlare a comunicare.

La rivista del National Geographic lo ricorda nell’articolo How monks helped invent sign language, “Come i monaci hanno aiutato a inventare la lingua dei segni”.

Quando Pedro Ponce de León, un monaco benedettino spagnolo del XVI secolo, iniziò a lavorare per aiutare i sordomuti a comunicare, si trovò a operare contro la convinzione millenaria per cui la lingua poteva essere imparata solo ascoltando le parole come venivano pronunciate.

“L’antico filosofo greco Aristotele, ad esempio, affermava che ‘gli uomini sordi sono in tutti i casi anche muti’”, scrive il National Geographic. “La legge romana negava alle persone che nascevano sorde il diritto di firmare un testamento, perché si ‘presumeva che non capissero niente, perché non era possibile che fossero stati in grado di imparare a leggere o a scrivere’”.

Va ammesso che il lavoro di Ponce de León non è stato del tutto originale. I nativi americani usavano i gesti per comunicare con altre tribù e facilitare gli scambi con gli Europei, ricorda il National Geographic, mentre i monaci benedettini li usavano per trasmettere i messaggi durante i loro momenti quotidiani di silenzio.

Il monaco adottò però i gesti usati nel suo monastero per “creare un metodo per insegnare ai sordi a comunicare, spianando la strada ai sistemi ora usati in tutto il mondo”, sostiene la rivista.

Ci sono stati anche altri pionieri nello sviluppo della lingua dei segni:

Juan Pablo Bonet, sacerdote e linguista spagnolo che nel 1620 pubblicò la prima opera giunta anche a noi sull’educazione delle persone con disabilità uditive. “Bonet propose che le persone sorde imparassero a pronunciare le parole e costruissero progressivamente frasi con un significato”, dice il National Geographic. “Il primo passo in questo processo era quello che definiva alfabeto dimostrativo, un sistema manuale in cui la mano destra realizzava delle forme a rappresentare ogni lettera. Questo alfabeto, molto simile a quello della lingua dei segni moderna, si basava sul codice Aretino, un sistema di notazione musicale creato da Guido d’Arezzo, un monaco italiano del Medioevo, per aiutare i cantori a leggere la musica. La persona non udente imparava ad associare ogni lettera dell’alfabeto a un suono fonetico. L’approccio di Bonet combinava l’aspetto orale – usando i suoni per comunicare – e la lingua dei segni”.

Charles-Michel de l’Épée, sacerdote cattolico francese, istituì nel 1755 un sistema più globale per educare i non udenti, culminato nella fondazione della prima scuola pubblica per bambini sordi, l’Istituto Nazionale per i Sordomuti di Parigi.

“Gli studenti giungevano all’istituto da tutta la Francia, portando i segni che avevano usato per comunicare in famiglia”, ricorda la rivista. “Épée adattava questi segni e aggiunse il suo alfabeto manuale, creando un dizionario dei segni. Insistendo sul fatto che la lingua dei segni doveva essere un linguaggio completo, il suo sistema era abbastanza complesso da esprimere preposizioni, congiunzioni e altri elementi grammaticali. Épée è noto come il padre dei non udenti per la sua opera e la fondazione di 21 scuole”.

Thomas Hopkins Gallaudet, ministro del Connecticut, andò in Francia per formarsi con il successore di Épée, l’abate Sicard, perché voleva insegnare a comunicare al suo vicino di nove anni con problemi uditivi. Tre anni dopo, nel 1817, Gallaudet fondò la Scuola Americana per Non Udenti a Hartford, in Connecticut. “Era frequentata da studenti di tutti gli Stati Uniti, che come nella scuola di Épée portavano con sé i segni che avevano usato per comunicare con i familiari. La lingua dei segni americana divenne una combinazione di questi segni e quelli della lingua dei segni francese”.

Non si può fare a meno di chiedersi se questi uomini siano stati ispirati dalla guarigione di Gesù del sordomuto e dalla loro speranza che tutti potessero ricevere il messaggio evangelico.

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Info autore: Raffaele De Fulvio

Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.

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