2019-09-29 – Commento di Domenica

Beati i poveri in spirito… ||| In vita tu hai ricevuto beni e Lazzaro mali; ora lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Una parabola molto nota, quella che ci propone la liturgia odierna. Per la sua chiarezza, una sua semplice lettura, ci indica già un profondo insegnamento di Gesù. L'attenzione è oggi rivolta verso l'uso delle ricchezze, rimproverando un loro uso in modo non generoso. L'esortazione è per chi tende semplicemente a costruire un regno terreno fatto solo di beni materiale e con il rischio di perdere anche i veri valori umani. L'esortazione di Gesù è infatti a considerare i poveri che ci stanno vicino. Certamente Egli parla della povertà materiale. Una povertà che oggi è diffusa e che si sta diffondendo, anche perché – con gli strumenti di comunicazione di massa sempre più efficienti – i nostri "vicini" appartengono sempre di più a vaste aree della terra. Nella figura di Lazzaro, però possiamo trovare tutti quelli che chiedono il nostro aiuto, materiale ma anche spirituale. La povertà che sempre di più fa paura nel cosiddetto "mondo ricco" è quella della solitudine, dell'abbandono, della malattia che nessuno vuol guarire. Gesù ci invita a non nasconderci dietro un perbenismo che in realtà erige steccati fondati su giudizi o pregiudizi. Quanti "Lazzaro" incontriamo, e a quanti prestiamo veramente soccorso? Può essere interessante guardare alla figura del ricco. Gesù ce la presenta come un gaudente, dedito solo allo svago quotidiano, in una esistenza assolutamente frivola. A prima vista, ci sembra che questo ricco sia lontano dalla nostra mentalità. Chi può dire di avere tante ricchezze e chi può permettersi il lusso quotidiano come il ricco della parabola? Una analisi più attenta, soprattutto in riferimento alla mentalità dell'epoca, ci fa scorgere, in quest'atteggiamento del ricco, un qualcosa che ci può riguardare. La ricchezza era considerata benedizione di Dio e quindi poteva essere giusto spenderla come si ritiene più opportuno, e senza molti rimorsi della coscienza. Gesù non specifica come quest'uomo, il protagonista della parabola, sia diventato ricco. Non possiamo presumere che ci sia stato anche un arricchimento illecito; potrebbe essere dovuto a ricchezza familiari, per il conseguimento di un'eredità o frutto di un lavoro onesto. Vestire in modo ricercato e mangiare con gli amici, di per sé, non può essere definita come un'azione cattiva. Da come Gesù ci presenta la parabole, la povertà di Lazzaro non è imputabile al ricco e neanche le sue sofferenze sono una causa diretta del suo agire. Qual'è, allora, la vera colpa che Gesù imputa a questo ricco? Semplicemente che, nell'ordinarietà della sua esistenza non si è accorto di qualcuno che chiedeva il suo aiuto. Può essere, questo il nostro caso? Possiamo sentirci, infatti soddisfatti di ciò che abbiamo legittimamente raggiunto e, con diritto, ne godiamo con che riteniamo giusto. Il diritto sociale giustificherebbe, quindi – in questa prospettiva – qualsiasi nostra disattenzione, anche se non volontaria. La vigilanza evangelica in questa parabola, si incarna sulla necessità di avere occhi e cuore pronti per chi chiede il nostro aiuto.

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Dal Vaticano

Raffaele De Fulvio
Informazioni su Raffaele De Fulvio 7114 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.