2019-09-15 – Commento di Domenica

Due fratelli, due amori: un padre. ||| La parabola della liturgia odierna è la ormai classica conosciuta come quella del figliol prodigo. Invece che centrarsi sulla dispersione dei beni attuata dal figlio, oggi si preferisce chiamarla come quella del Padre misericordioso, sottolineando la bontà del padre, figura del Padre. Come sono differenti l'un l'altro i due fratelli della parabola raccontata da Gesù! Il primo, il minore non accetta delle limitazioni su come gestire quello che ritiene essere di sua proprietà. Pensa al padre come un gestore indebito e limitatore della sua libertà. La sua autosufficienza lo spinge ad allontanarsi da quella casa che gli sembra stretta. Per questo figlio, i doni del padre, avuti quasi come un diritto legittimo di proprietà, devono essere goduti lontano dalla propria casa. Non è un semplice allontanarsi come desiderio legittimo di autorelizzazione, secondo la propria indole ma il voler disconoscere le proprie origini, ed in definitiva la propria realtà. Il secondo figlio presentato nella parabola è il fratello maggiore. Egli non si sente a casa propria, ha paura della condivisione con il padre. Preferisce un lavoro muto, espressione di servizio doveroso che richiede una retribuzione adeguata. La richiesta del vitello e della festa con gli amici deriva non dall'amore ma come compenso al suo lavoro in casa. Il padre gli fa tanta paura che non vede l'amore nella casa del padre, ma solo il luogo del dovere. Essere primogenito, per lui non è un privilegio da vivere con disponibilità ma un onere fonte di doveri. In tutte e due fratelli manca un qualcosa di fondamentale: la gioia di sapersi e sentirsi amati. Il primo cerca l'amore fuori della casa, il secondo la reprime nel profondo del cuore. Per motivazioni diverse, quasi opposte, non riescono a condividere con il padre la gioia dei tanti beni. L'atteggiamento del figlio che si crede più autosufficiente è la vera base per conquistare la vera libertà alla quale tutti noi vogliamo aspirare. Affidarsi alle braccia del padre e ricevere da lui l'anello, i calzari ed il vestito più bello rappresenta l'investitura della vera dignità che noi possiamo ricevere da Dio, come suoi figli. Dal figlio maggiore riconosciamo che il bene nostro proviene da Dio e impariamo a servire con vero amore e non come dovere da assolvere. La parabola del figliol prodigo, del padre misericordioso, è anche la parabola della gioia… La gioia che ha sperimentato il figlio minore quando ritorna dal padre. Nello scoprire la sua verità ritrova la grande e vera libertà interiore. La gioia è quella del figlio minore che ritrova il padre ad accoglierlo, è la gioia che dovrebbe sperimentare – e speriamo che sia così – il figlio maggiore nella comunione con il padre. Il Signore ama chi dona con gioia ci insegna San Paolo ciò che San Benedetto poi sussurra a tutti i suoi monaci.

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Informazioni su Raffaele De Fulvio 5386 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.