2019-08-02 – Commento di Venerdì

Il figlio del falegname. ||| Vi sono momenti in cui ci scopriamo così convenzionali, così banali e pieni di pregiudizi da avere l'impressione di non essere più noi. Purtroppo la società, la famiglia, e le altre sovrastrutture costruiscono impercettibilmente dei disvalori a cui noi ci adeguiamo senza discernimento. Sono gli stessi disvalori che non ci permettono di riconoscere la profezia, soprattutto quando questa emerge dalla banalità quotidiana in cui siamo immersi: "non è il figlio del carpentiere?". La condanna della scarsa preveggenza dei compaesani di Gesù, dovrebbe avere come contropartita la verifica del nostro cammino di fede alla luce della profezia (che non è essere visionari, ma essere ripieni dello spirito di Dio e farsi suoi portavoce) e dovrebbe renderci anche più tolleranti verso forme che nella Chiesa, e magari nelle nostre comunità, sembrano non essere "ortodosse". Con il libro del Levitico, che ci accompagnerà oggi e domani, si apre una sezione dedicata al culto e all'ordinamento sacerdotale. Questo libro così difficile ed anche, diciamolo pure, noioso deve essere letto come la grande proclamazione della santità di Dio: Siate santi perché io il Signore vostro Dio sono santo (cf. Lev. 11). Ed è in questo contesto da ricercarsi il passaggio da feste e culti legati ai cicli annuali dei raccolti e delle semine alle feste vissute come "memoriale", cioè come commemorazione di eventi della salvezza.

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Dal Vaticano

Raffaele De Fulvio
Informazioni su Raffaele De Fulvio 7166 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.