2019-07-27 – Commento di Sabato

Diamo ragione della speranza che è in noi! ||| Tanto il Primo quanto il Secondo Testamento, quando parlano dell'alleanza, fanno sempre riferimento ad un sacrificio di sangue: gli Israeliti ne sono aspersi e Gesù lo dona per la salvezza di tutti. Il brano della prima lettura di oggi presenta una scena grandiosa che un po' ci fa dimenticare quella accozzaglia di gente in fuga dall'Egitto, ma come sempre bisogna ridimensionare: ciò che la memoria propone è sempre più grande e maestoso di quanto gli avvenimenti lo siano stati nella realtà. Questo non vuol togliere niente alla centralità dell'episodio, al contrario, ci mette in guardia dal non ricercare Dio nella grandezza degli eventi. A tal proposito, si potrebbe rileggere 1Re 19, 9-13, in cui il profeta Elìa scopre Dio nella brezza leggera e non certo nei terremoti e nel vento impetuoso. Il celebrare l'alleanza con Dio ha una dimensione comunitaria che si esprime nel gesto liturgico-cultuale, ma a fondamento c'è un rapporto personale. Il passo dell'Esodo, oggi proposto, è preceduto da continui colloqui tra Dio e Mosè, senza considerare che sovente nell'AT il popolo eletto è ritenuto una persona, anzi in molti casi la sposa. Ed è nel rapporto di intimità con Dio che riusciamo ad accettare la parabola del grano e della zizzania. Spesso guardandoci intorno ci chiediamo il perché di tanto male e non sappiamo dare una risposta. Da cristiani però dovremmo poter offrire una speranza a noi stessi e a quanti ci chiedono ragione del nostro credere "nonostante tutto". La speranza risiede in Cristo e nel suo Regno che, anche se non in maniera eclatante, cresce e si stabilizza nell'attesa dell'esplosione gioiosa del bene.

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Dal Vaticano

Raffaele De Fulvio
Informazioni su Raffaele De Fulvio 7147 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.