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Vangelo del giorno : 2018-03-11 – Commento di domenica

Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo. ||| La quarta domenica di Quaresima si intitola domenica “in Laetare”, dall’antifona con cui inizia la celebrazione eucaristica: “Rallègrati (laetàre), Gerusalemme, sii nella gioia per la consolazione che ti viene dal Signore”. Certamente il motivo dell’essere gioiosi non è dato perché siamo giunti alla metà del percorso quaresimale, ma dalla grande rivelazione dell’amore di Dio per l’umanità, che ci viene proposto in modo solenne nel dialogo di Gesù con Nicodèmo, un capo ragguardevole dei Giudei. Questi per non compromettersi dinanzi ai suoi colleghi, era venuto di notte per avere un incontro con Gesù. “Rabbì, – disse – sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai”. Gesù gli rivela la propria identità e la sorte che lo attende, ma Nicodemo non potrà vedere il regno di Dio, se non rinascerà dall’alto, dallo Spirito. “Come può accadere questo?”, gli disse. L’uomo può nascere dall’alto perché Dio ha mandato il Figlio affinché l’uomo, per mezzo di lui, possa accogliere il dono della rinascita dall’alto e agire di conseguenza. L’immagine-profezia, a cui il testo si richiama è quella dell’esodo, quando gli Ebrei dopo una ennesima mormorazione, Dio li mise alla prova con una invasione di serpenti. Al loro grido di supplica, Dio ordinò a Mosè di collocare su un’asta un serpente di bronzo e chi l’avesse guardato era salvo. Ebbene, Gesù salva il mondo inchiodato e innalzato in croce sul monte Calvàrio. E da lì fino alla fine del mondo egli resterà a braccia aperte, “perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Cristo innalzato sulla croce come un condannato, agli occhi dell’evangelista Giovanni è la glorificazione, “quando sarò innalzato attirerò tutti a me”. La salvezza piena di amore che Dio intende porgere all’umanità, si identifica con la persona del Figlio che dona all’uomo la vita del mondo divino (dall’alto). Credere significa accogliere già questa vita che associa l’uomo alla stessa vita di Dio. Non credere equivale a rifiutare il dono della vita divina. La fede, elemento discriminante tra la vita e la morte, ha una caratteristica: è una scelta interiore. Credere nel Figlio significa affidarsi a lui, mettere la propria vita nelle sue mani e ricevere, in cambio, la vita eterna. “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. […]

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Vangelo del giorno : 2018-03-11 – Commento di domenica

Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo. ||| La quarta domenica di Quaresima si intitola domenica “in Laetare”, dall’antifona con cui inizia la celebrazione eucaristica: “Rallègrati (laetàre), Gerusalemme, sii nella gioia per la consolazione che ti viene dal Signore”. Certamente il motivo dell’essere gioiosi non è dato perché siamo giunti alla metà del percorso quaresimale, ma dalla grande rivelazione dell’amore di Dio per l’umanità, che ci viene proposto in modo solenne nel dialogo di Gesù con Nicodèmo, un capo ragguardevole dei Giudei. Questi per non compromettersi dinanzi ai suoi colleghi, era venuto di notte per avere un incontro con Gesù. “Rabbì, – disse – sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai”. Gesù gli rivela la propria identità e la sorte che lo attende, ma Nicodemo non potrà vedere il regno di Dio, se non rinascerà dall’alto, dallo Spirito. “Come può accadere questo?”, gli disse. L’uomo può nascere dall’alto perché Dio ha mandato il Figlio affinché l’uomo, per mezzo di lui, possa accogliere il dono della rinascita dall’alto e agire di conseguenza. L’immagine-profezia, a cui il testo si richiama è quella dell’esodo, quando gli Ebrei dopo una ennesima mormorazione, Dio li mise alla prova con una invasione di serpenti. Al loro grido di supplica, Dio ordinò a Mosè di collocare su un’asta un serpente di bronzo e chi l’avesse guardato era salvo. Ebbene, Gesù salva il mondo inchiodato e innalzato in croce sul monte Calvàrio. E da lì fino alla fine del mondo egli resterà a braccia aperte, “perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Cristo innalzato sulla croce come un condannato, agli occhi dell’evangelista Giovanni è la glorificazione, “quando sarò innalzato attirerò tutti a me”. La salvezza piena di amore che Dio intende porgere all’umanità, si identifica con la persona del Figlio che dona all’uomo la vita del mondo divino (dall’alto). Credere significa accogliere già questa vita che associa l’uomo alla stessa vita di Dio. Non credere equivale a rifiutare il dono della vita divina. La fede, elemento discriminante tra la vita e la morte, ha una caratteristica: è una scelta interiore. Credere nel Figlio significa affidarsi a lui, mettere la propria vita nelle sue mani e ricevere, in cambio, la vita eterna. “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. […]

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Vangelo del giorno : 2018-03-11 – Vangelo di domenica

2 Cr 36, 14-16. 19-23; Sal.136; Ef 2, 4-10; Gv 3, 14-21. ||| In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». […]

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Vangelo del giorno : 2018-03-11 – Vangelo di domenica

2 Cr 36, 14-16. 19-23; Sal.136; Ef 2, 4-10; Gv 3, 14-21. ||| In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». […]