2018-09-17 – Commento di Lunedì

La nostra dignità… ||| "Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te; ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito". Il centurione chiede l'intervento del Signore a favore di un servo, che egli ha in grande considerazione. Nella sua richiesta l'ufficiale romano, estraneo alla fede israelita, dimostra una grande umiltà. La sua domanda fatta a Gesù fa vedere inoltre un autentico amore verso questo suo sottoposto che è considerato più un familiare e amico che un servo. La grande fede e fiducia di questo centurione sono ricompensate da Gesù che quindi opera il miracolo. L'amore misericordioso del centurione ha come ricompensa la prova d'amore di Gesù. La testimonianza di fede del soldato è riconosciuta perché non è solo espressa verbalmente ma è posta in tono umile e dimostra grande valutazione verso il prossimo. Questo non deve stupirci perché molte volte Nostro Signore ci ammonisce che noi siamo ripagati con la stessa moneta con la quale paghiamo il nostro prossimo. Gesù stesso alla fine della sua missione terrena ci vuol chiamare amici e non più servi: è l'esortazione perché anche noi sappiamo guardare gli altri con occhi misericordiosi. Siamo, quindi esortati a meditare sull'insegnamento di Cristo che è posto sempre con chiarezza e coerenza, perché a Nostro Signore piace il parlare schietto fatto di soli sì, sì e no, no.

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Dal Vaticano

Raffaele De Fulvio
Informazioni su Raffaele De Fulvio 7131 Articoli
Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.