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Vangelo del giorno : 2017-12-23 – Commento di sabato

Riconoscere gli ambasciatori del Signore. ||| La nascita dei santi costituisce una gioia per molti, perché il santo è un dono di Dio all’umanità, è un bene per tutti, inizio di rinnovamento e progresso. Ogni opera misericordiosa di Dio è tale che arreca gioia non solo a chi la riceve, ma anche a quelli che sanno riconoscerla e sono pronti ad esaltarla. Il messaggio della salvezza percorrerà spazi sempre più vasti. Gli eventi vanno accolti nel cuore, e chi lo accoglie deve sintonizzarsi interiormente con essi. Nel bambino Giovanni si manifestano la potenza e la mano di Dio. Ci si domanda: perché la potente mano di Dio è con questo bambino? Elisabetta, piena di Spirito Santo, coglie il soffio del nuovo e giudica in modo nuovo. Nella prima lettura troviamo conferma ulteriore in merito a ciò che ci presenta il Vangelo. Non è sempre facile accogliere gli eventi che provengono da Dio. Non è facile scoprire il giorno del Signore, riconoscerne la visita, se il cuore non è riconciliato con Dio. Il peccato fa perdere la testa perché è perduta l’amicizia con Dio. Il Signore viene con il suo giudizio tutti i giorni. Mentre l’amore umano tende a impossessarsi del bene che trova nel suo oggetto, l’amore divino crea il bene nella creatura amata. Noi pure abbiamo i nostri Elia, i nostri Battista, i nostri segni: precedono, preparano con moniti, con richiami di uomini e di cose, di parole e di eventi. Lo Spirito Santo percorre nuove strade, che non sempre è facile capire, ma che occorre scoprire e seguire. Il salmo 24 è una supplica individuale e prepara a riconoscere i propri peccati in una celebrazione comunitaria. Più che di un peccato singolo, il salmista si accusa davanti a Dio della sua condizione di peccatore. Chiediamo anche noi di riconoscere la presenza di Dio, mediante i suoi “ambasciatori” e per fare questo dobbiamo riconoscere la nostra condizione di fragilità spirituale. […]

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Vangelo del giorno : 2017-12-23 – Vangelo di sabato

Ml 3, 1-4.23-24; Sal 24; Lc 1, 57-66. ||| In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. […]