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Vangelo del giorno : 2018-01-12 – Commento di venerdi’

Vangelo del giorno

Vangelo del giorno

Gesù Cristo, la guida del suo popolo peregrinante, dell'Umanità. ||| La persona paralizzata di cui ci parla il vangelo, può rappresentare tutta l'umanità che non cammina, non cresce, non va avanti. Forse non cammina perché non ha trovato la guida sicura o ha cambiato la guida, oppure l'ha persa. Il popolo di Israele vuole avere un re umano che lo guidi rifiutando il vero e l'unico re che è Dio. Dio stesso lo permette, dandogli così l'occasione di capire che è proprio lui stesso la vera guida nei momenti sia buoni sia difficili e senza di lui nulla possono. Ma il vero re, il re così desiderato dal popolo antico, è Gesù Cristo. Il ritornello del salmo conferma la gioia: "Canterò in eterno l'amore del Signore". Egli è il vero re perché in lui misericordia e fedeltà fanno corona alla sua potenza ed egli domina su tutto. In lui la giustizia e il diritto sono la base del suo trono. Egli ha il potere di perdonare, di rimettere i peccati. Per questo merita di essere glorificato, benedetto come lo fanno quelli di cui il vangelo parla. Essi diventano quel popolo beato che sa acclamare il Signore e che cammina alla luce del suo volto (Sal 88, 16). Cristo è questa guida ed essere con lui è camminare alla luce del Suo Volto. Chi non cammina con lui è come la persona paralizzata del vangelo. Il Signore è venuto per portare tutti, per guidare tutti verso il Padre. Come possiamo fare per essere con Cristo ed averlo come guida? A noi viene chiesta la fede, una fede creativa nell'annuncio della parola di Dio. Ci vuole una fede testimoniata con la propria vita, una parola vissuta, praticata nell'amore. Questa può condurre l'umanità paralizzata verso Cristo.

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Info autore: Raffaele De Fulvio

Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.

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At 4, 8-12; Sal.117; 1 Gv 3,1-2; Gv 10, 11-18. ||| In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».