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giovedì, 22 febbraio 2018 - 21: 48: 13
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Archivio tag: vangelo del giorno

Vangelo del giorno : 2018-02-14 – Commento di mercoledi’

Dio al centro della mia vita. ||| Incomincia oggi il cammino di Quaresima. Un tempo favorevole, propizio, che dura quaranta giorni. La sua mèta è la Pasqua: un memoriale che rinnova la grazia della passione e della morte del Signore. E' un tempo di penitenza, che vuole dire conversione e combattimento contro lo spirito del male. E' anche un tempo che invita a ritornare al Signore con tutto il cuore, con digiuni e preghiere. Ecco, il tempo della salvezza, ovvero della riconciliazione con Dio, è giunto. Il Vangelo odierno ci indica quale deve essere il nostro atteggiamento e insiste sulla rettitudine interiore, dandoci anche il mezzo per crescere in questa purificazione di intenzioni: l'intimità con il Padre. Il Vangelo è davvero bello e dovremmo leggerlo spesso perché ci dice anche qual'era l'orientamento stesso del Signore Gesù, che "non faceva niente per essere ammirato dagli uomini ma viveva nell'intimità del Padre suo. L'evangelista Matteo ci presenta tre esempi: dell'elemosina, della preghiera, del digiuno e mette in evidenzia in tutti e tre una tentazione comune, direi normale. Quando facciamo qualcosa di bene, subito nasce in noi il desiderio di essere stimati per questa buona azione, di essere ammirati: di avere cioè la ricompensa, una ricompensa falsa però perché è la gloria umana, la nostra soddisfazione, il nostro piacere. E questo ci rinchiude in noi stessi, mentre contemporaneamente ci porta fuori di noi, perché viviamo proiettati verso quello che gli altri pensano di noi, lodano, ammìrano in noi. Il Signore ci chiede di fare il bene perché è Bene e perché Dio è Dio e ci dà anche il modo per vivere così: vivere in rapporto col Padre. Per fare il bene noi abbiamo bisogno di vivere nell'amore di qualcuno. Se viviamo nell'amore del Padre, nel segreto con il Padre, il bene lo faremo in modo perfetto. Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto, dove solo il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta. Certo, le cose esteriori sono importanti ma dobbiamo sempre sceglierle e vivere alla presenza di Dio. Se possiamo fare poco, facciamo nella preghiera, nella mortificazione, nella carità fraterna quel poco che possiamo fare, umilmente, sinceramente davanti a Dio; così saremo degni della ricompensa che il Signore Gesù ci ha promesso da parte del Padre suo e Padre nostro. Nota bene! Il Mercoledì delle Ceneri (come anche il Venerdì santo) è un giorno penitenziale in cui vige l'obbligo di digiuno e di astinenza dalle carni.

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Vangelo del giorno : 2018-01-08 – Vangelo di lunedi’

1 Sam 1, 1-8; Sal 115; Mc 1, 14-20. ||| Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

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Vangelo del giorno : 2017-12-31 – Commento di domenica

Dio nella storia umana. ||| Il vecchio prende il bambino sulle sue braccia e, convinto di avere ottenuto la realizzazione di tutte le sue speranze, “benedice” Dio, cioè gli esprime tutta la sua riconoscenza e la sua lode (v. 28). Questo è il vangelo di oggi. Simeone recita poi un cantico, composto nello stile dei salmi biblici, nel quale afferma di poter ormai morire in pace perché ha visto con i suoi occhi l’avvento della salvezza, questo termine richiama il cantico di Zaccaria, nel quale si parla appunto di una salvezza, a lungo preannunziata e promessa dai profeti al popolo di Israele, di cui Giovanni Battista avrebbe portato la conoscenza. Il vecchio Simeone qualifica poi questa salvezza dicendo che è stata preparata da Dio “davanti a tutti i popoli, luce per la rivelazione delle genti e gloria del tuo popolo Israel”; essa rappresenta dunque la gloria del popolo eletto ma in primo luogo è una luce che illumina tutte le genti. Con queste parole egli dichiara che ormai si è realizzato quanto aveva predetto il Deutero Isaia a proposito del ritorno dall’esilio. Nella prima lettura la risposta di Dio si concentra sulla paura e delusione di Abramo. Se il patriarca aveva in animo di adottare un suo servitore, la parola di Dio lo smentisce: “Non sarà costui”, perché tale ruolo sarà assunto dalle viscere: “Colui che uscirà dalle tue viscere: questi sarà il tuo erede”. Ancora una volta Dio parla al patriarca in modo profetico, promettendogli nel futuro un figlio. L’atto di fede di Abramo descritto dal narratore non è, quindi, un’azione puntuale, una volta per sempre, ma è un’azione ripetuta e continuata: Abramo non credette e basta, continuò a credere. Nella seconda lettura vediamo che l’obbedienza a Dio va compresa anzitutto all’interno della concezione biblica, per cui Dio si rivela, dunque precede e fonda l’esperienza che l’uomo può fare di lui. E Dio si è rivelato e si rivela ogni giorno tramite una parola che richiede ascolto obbediente, fattivo, e che invita ad una relazione da viversi in uno spazio comunitario, famigliare, nella storia, accettando tutti i limiti insiti in ogni relazione e nella vita stessa. Dio comunica il suo sentimento, la sua volontà, il suo pathos. La risposta dell’uomo a questo Dio non sarà mai espressa in termini di “unione”, o in forme di assorbimento o annichilimento dell’umano nel divino; essa consisterà, invece, in un atto di obbedienza. L’obbedienza dell’uomo sarà sempre storica e implicherà il discernimento dell’intervento di Dio nella storia. Il salmo 104 proclama la storia dei 40 anni nel deserto, come la fase più drammatica e più intensa dei rapporti tra Dio e il suo popolo, ancora tutto unito, benché recalcitrante, sotto la guida di Mosè. Anche noi, sotto la guida del pontefice, sentiamoci bisognosi di venire guidati e così accettare il “tuffo” nella fede insito in ogni mediazione umana.

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