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martedì, 12 dicembre 2017 - 16: 51: 13
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Vangelo del giorno : 2017-09-15 – Commento di venerdi’

«Donna, ecco il tuo figlio!» ||| Gesù è morente sulla croce. Sta vivendo nello strazio del dolore i suoi ultimi momenti di atroce passione. Sta per dire al Padre e proclamare all'intera umanità che «Tutto è compiuto». A quel "compiuto" di amore infinito manca un ufficiale e solenne coinvolgimento della Madre sua, che è lì, affranta, ai suoi piedi, a condividere lo stesso dolore, a dare, anche Lei, come aveva dichiarato all'Angelo, il pieno compimento alla promessa di adempiere fino alla fine la sua missione di Madre del Verbo: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga in me secondo la tua parola». Gesù la chiama ancora «donna» perché la identifica con la nostra umanità da salvare, ma sta per dirle «Madre» perché con la sua intima e profonda partecipazione alla sua sofferenza si qualifica come la corredentrice del genere umano. E come tale la «donna» diventa «Madre» a pieno titolo: perché è la perfetta discepola, perché sta esprimendo anche Lei in pienezza la sua maternità nei confronti del Figlio, nei confronti dei figli. In quell' "Ecco tuo figlio", Gesù mostra se stesso alla madre e addìta tutti noi a Lei. Sta offrendo al Padre il prezzo del nostro riscatto che egli per primo ha pagato per noi, ma che racchiude anche il dono della Madre per tutti i suoi figli. Così Maria, la Madre, entra ufficialmente nella «casa». Non è soltanto la casa del discepolo ad accoglierla, ma la Chiesa tutta diventa la casa di Maria. La sua maternità diventa universale e così Lei entra nel nostro mondo e allo stesso tempo assume il suo ruolo, quello di essere la genitrice di tutti i figli che vogliono conformarsi a Cristo. Oggi Egli, guardando ancora con infinito amore la Madre sua, ripete a tutti noi, alla sua Chiesa, a tutti i sofferenti, alle mamme affrante come lei per la perdita dei propri figli: «Ecco la tua madre!». Pare voglia ripetere a tutti: il dolore offerto per amore ormai è soltanto motivo di redenzione e di salvezza perché non conduce più alla morte, ma al riscatto, alla risurrezione, alla vita nuova in Cristo.

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Vangelo del giorno : 2017-08-23 – Commento di mercoledi’

La giustizia di Dio e il suo Amore. ||| Qualsiasi sindacalista avrebbe inoltrato una vibrante protesta nei confronti del padrone della vigna del vangelo di oggi. Egli infatti chiama operai in diverse ore del giorno per cui alcuni lavorano l'intera giornata e gli ultimi invece solo poche ore. Tutti però ricevono lo stesso salario. Sembrerebbe una palese ingiustizia, è invece una sublime lezione di amore. Questo, quando sgorga dal cuore stesso di Dio, va sempre oltre i criteri umani anche quelli che sembrerebbero i più legittimi. È perciò temerario pretendere di poter valutare la giustizia divina con quella nostra. A noi manca la misura perfetta del bene, abbiamo soltanto briciole di sapienza e, a proposito di giustizia, la pretendiamo dagli altri e non sempre siamo disposti a praticarla noi. Ci mancano soprattutto le dimensioni dell'amore e la giustizia senza amore non può esistere. Rischiamo poi di diventare gelosi della bontà di Dio e vorremmo spegnerla in nome della nostra legge. Anche il fratello maggiore del figlio che ritorna a casa non comprende i motivi della festa che il Padre ha ordinato. Ci risulta difficile comprendere persino la sorte beata del ladrone che con una semplice preghiera e un pentimento finale si accaparra il paradiso. Troppo facile ci verrebbe da dire. Nulla però è impossibile a Dio. Soltanto Lui sa coniugare perfettamente amore e giustizia. Noi no. È già molto se riusciamo a far tacere il desiderio di vendetta e i morsi della rabbia quando reclamiamo giustizia, soprattutto quando l'offesa è grave e ci ha procurato cocenti dolori. Dovremmo mai dimenticare che Dio con noi non ha applicato la giustizia, ma ci ha usato misericordia per cui ci dice: "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste".

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Vangelo del giorno : 2017-08-08 – Commento di martedi’

La purezza del cuore... ||| Illusorio pensare che le macchie dell'anima si possano mondare con esterne abluzioni. Scribi e farisei avevano finito per crederci, vittime come erano dei loro esterni formalismi. Si credeva che certe tradizioni ormai avessero il valore di precetto e di conseguenza la loro omissione indurrebbe al peccato. Ecco pronta la insidiosa domanda di alcuni scribi: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!». Gesù ancora una volta tenta di correggere quelle erronee ed inveterate convinzioni: si rivolge alla folla, vittima involontaria anch'essa degli stessi errori e dice: «Ascoltate e intendete! Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!». I farisei si scandalizzano a quelle parole di Gesù quasi fossero una incentivazione a delinquere. Allora il divino Maestro deve assumere un tono più duro e severo e vedere quei comportamenti in chiave di salvezza eterna: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l'uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l'uomo».

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Vangelo del giorno : 2017-07-25 – Commento di martedi’

Raccomandato ma Santo vero. ||| «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». È la madre dei due figli di Zebbedeo, soprannominati "Figli del tuono" che parla ed implora per loro un posto di privilegio nel futuro regno. Come ogni buona mamma aspira a vedere i suoi due figli al primo e al secondo posto nel "Regno". Dalla risposta di Gesù appare evidente che a sollecitare la raccomandazione sono stati gli stessi due suoi figli Giacomo e Giovanni. Del resto non erano estranei a simili discorsi neanche gli altri apostoli. Mentre il Signore sta preannunciando la sua prossima passione, sente i suoi che lo seguono discutere su chi di loro dovrà essere il primo. Dice loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Il divino maestro non indugia ad indicare di che trono si tratti e quale è la condizione per sedervi. Il suo regno non è di questo mondo e aggiunge che vuole essere il primo deve essere l'ultimo di tutto e il servo di tutti. Si tratta di bere il calice amaro della passione, di offrirsi in libagione come vittime. Gesù dinanzi a quella passione atroce invocò il Padre suo celeste: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Dovranno arrivare i giorni della passione, dello scandalo della croce, della fuga e della paura per comprendere che cosa significhi bere il calice. Sia Giacomo che Giovanni berranno allo stesso calice di Cristo e coroneranno con la palma del martirio la loro vita. Così ci si svela il vero valore della sofferenza e del martirio: è la partecipazione al sacrificio di Cristo, la condivisione di una crudeltà assurda che sgorga dal peccato per infliggere la morte, ma quella morte che ormai per la forza di Cristo ci conduce alla risurrezione.

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Vangelo del giorno : 2017-07-15 – Vangelo di sabato

Gn 49,29-33; 50,15-24; Sal.104; Mt 10, 24-33. ||| In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

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Vangelo del giorno : 2017-06-21 – Commento di mercoledi’

Il fine delle nostre opere. ||| O il plauso degli uomini o la ricompensa presso il Padre che è nei cieli: è questa la drastica alternativa che ci pone oggi il Signore. O l’ipocrisia e la platealità per strappare consensi e la futile ammirazione degli uomini, che ci priva però di ogni altro mèrito, o la silenziosa ed umile operosità del bene, che come il seme di evangelica memoria, si nasconde nella terra per portare molto frutto. Gli uomini si fermano alle apparenze, Dio scruta i cuori e vede nel segreto. Gli uomini applaudono per un istante e poi dimènticano, Dio ci garantisce un premio che vale per l’eternità. E’ pressante ai nostri giorni il bisogno di gratificazioni; è indubbio che la lode, l’ammirazione, la fama suscitino in noi interiore godimento. La massificazione al contrario ci fa paura, l’anonimato ci procura angoscia, il sentirsi inutili e dimenticati ci fa piombare nella peggiore solitudine. Ciò accade però solo se non abbiamo messo al primo piano la gloria di Dio e la nostra personale santificazione. La vera umiltà ci consente di scoprire i doni ricevuti, ci rende consapevoli del bene che sappiamo e dobbiamo fare, ci fa godere l’autentica gioia, ma il tutto è poi indirizzato a Dio, che è la fonte del nostro bene.

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Vangelo del giorno : 2017-06-21 – Vangelo di mercoledi’

2 Cor 9, 6-11; Sal.111; Mt 6, 1-6. 16-18. ||| In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

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Vangelo del giorno : 2017-03-18 – Vangelo di sabato

Mic 7, 14-15. 18-20; Sal.102; Lc 15, 1-3. 11-32. ||| In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».

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Vangelo del giorno : 2017-03-18 – Commento di sabato

Tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. ||| E siamo quasi arrivati a primavera e al racconto del papà buono e del figliol prodigo. E anche noi, tutti attenti, come facevamo nella catechesi, mettiamoci in ascolto del racconto stupendo che ne fa Gesù: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse ala padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta!”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un Paese lontano, e là sperperò il suo patrimonio vivendo da dissoluto”. Per farla breve: questo bel giovanotto spese tutti i suoi soldi in divertimenti di ogni tipo, e alla fine si trovò in mezzo ad una strada, solo, senza pace e a stomaco vuoto; e non poteva prendere nemmeno le erbacce che mangiavano i porci, che egli portava al pascolo durante il giorno. Nell’estrema miseria rinsavì finalmente, e decise di tornare da suo padre per chiedergli perdono: "Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te, non sono più degno, di essere chiamato tuo figlio”. Così fece. Suo padre lo stava aspettando sulla porta di casa, e quando lo vide, da lontano gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. E poi organizzò una festa così bella, per questo suo figlio che era ritornato sano e salvo... ma il figlio maggiore si ingelosì e non voleva nemmeno rientrare in casa. Ma suo padre allora uscì a supplicarlo: “bisogna far festa e rallegrarsi perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato!”. Il Santissimo Padre Celeste Iddio ci perdona sempre con amore di misericordia ogniqualvolta ci allontaniamo da Lui con il peccato e poi ritorniamo a Lui in chiesa per confessarci. Egli è davvero ricco di misericordia per ognuno di noi!

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Vangelo del giorno : 2017-03-11 – Commento di sabato

Siate perfetti. ||| Sì, Dio è Amore! Ed Egli ama anche i suoi nemici. Infatti “fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Oggi Gesù ci invita ad essere buoni com’è Buono il Padre Celeste Dio, che è Padre di tutti gli uomini. Egli è Padre Misericordioso con tutti, sempre! E Maria è Madre di Misericordia per tutti i figli e figlie di Dio. Ecco, impariamo da Dio Creatore, da Maria e da Gesù ad essere buoni; e presto, per Loro grazia, diverremo sempre più perfetti nell’amore. E la perfezione dell’Amore è la Misericordia, che va sempre insieme alla Verità e alla Giustizia Santa di Dio. “Amate i vostri nemici; e pregate per quelli che vi perséguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei Cieli!”. Queste sono proprio parole belle, sono per davvero parole uscite dalla bocca di Gesù. Ed Egli ce ne ha dato l’esempio concreto anche prima di spirare sulla Croce: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!”. Fratelli, sorelle mie, noi cristiani non siamo chiamati ad amare soltanto quelli che ci vogliono bene: i parenti, gli amici e le persone belle, simpatiche e buone. Ma, per amore di Gesù dobbiamo amare tutti, anche i lontani, i cattivi, quelli che dicono male di noi, e quelli che ci perséguitano, proprio come ha fatto Gesù! E’ vero: non ne abbiamo la forza, e l’odio è come un duro demonio che ci attanaglia dentro lo stomaco e ci blocca psicologicamente, e non ci fa perdonare. E allora ricorriamo alla Madonna! Diciamole il Rosario e chiediamole la grande grazia di saper perdonare a chi ci ha offeso e ci ha dato dolore, qualche volta, durante la nostra vita terrena. La Madonna ci ascolterà e ci aiuterà certamente perché è vera Mamma e Mediatrice di ogni grazia.

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