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PREGHIERA DEL MALATO

O Signore Gesù, la malattia ha bussato alla porta della mia vita, mi ha sradicato dal mio lavoro e mi ha trapiantato in un altro mondo, il mondo dei malati.

Un’esperienza dura, o Signore, una realtà difficile da accettare. Eppure, Signore, Ti ringrazio per quanto ho imparato e sto imparando da questa malattia:
ho toccato con mano la fragilità e la precarietà della vita, mi sono liberato da tante illusioni.

Ora guardo tutto con occhi diversi: quello che ho e che so che non mi appartiene, è un Tuo dono;
ho scoperto che cosa vuole dire << dipendere >>, aver bisogno di tutto e di tutti, non poter fare nulla da solo; ho provato la solitudine, l’angoscia,
lo smarrimento, ma anche l’affetto, l’amore, l’amicizia di tante persone.

Signore Gesù, anche se mi è difficile, Ti dico con tutto il cuore: sia fatta la Tua volontà! Ti offro le mie sofferenze e le unisco volentieri alle Tue.

Aiuta i medici, gli infermieri, i familiari e tutti quelli che, giorno e notte, si sacrificano per me.
Dona a tutti un cuore grande, paziente, generoso.

Sostienimi nelle sofferenze, dammi fiducia, pazienza, coraggio. E, se vuoi, dona la guarigione a me a agli altri. E così sia! Mio Signore.

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Info autore: Raffaele De Fulvio

Dal 18 ottobre è Superiore della comunità Passionista, vive a Bari e dal 1 novembre 2015 è Parroco della Parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata in Bari.

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Vangelo del giorno : 2018-06-20 – Commento di mercoledi

"Il Padre che vede nel segreto ti ricompenserà". ||| Nel brano del vangelo che la liturgia oggi ci propone, Gesù stabilisce un criterio di comportamento con tre applicazioni concrete - elemosina, preghiera e digiuno - che non sono esaurienti in un cammino religioso, ma qualificano la nostra relazione con Dio, con gli altri e con noi stessi. Si badi alla sottolineatura che ne fa Gesù: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete la ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli". Questo principio di carattere generale deve essere alla base della nostra coscienza, perché "non si può avere riconoscenza presso il Padre, che è nei cieli, se si agisce per essere ammirati dagli uomini". L'esperienza poi ci insegna, che nessuna lode degli altri, ha il potere di riempire il nostro cuore. Come sempre si tratta, leggendo il Vangelo, di una storia d'amore, che il Signore ci insegna a vivere attraverso queste tre pratiche, molto radicate nella pietà popolare. L'elemosina è più di una moneta fatta scivolare nella mano dell'indigente. Gesù ne indica la via giusta: quel che fai deve restare nel segreto, come il seme gettato nelle viscere della terra. La preghiera è l'espressione dell'orientamento dell'uomo verso il suo Signore. Un orientamento che non può non restare tale, e ha bisogno di non essere frastornato. "Entra nella tua camera", entra nella sua presenza. Davanti a lui esprimerai ciò che sei. Il digiuno, con un colore di festa, è necessario per raggiungere quell'equilibrio per cui ci si può mantenere nel retto uso delle cose. Nessuno cercò con maggior passione di Gesù il compimento della volontà di Dio. E "chiunque fa la volontà del Padre mio, questi è per me fratello, sorella e madre".