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    Ministeri Istituiti

    I Ministeri nella Chiesa – dalla Conferenza Episcopale Italiana (EVCEI 2, 546-600)

    ministeriIl concilio Vaticano II ha affermato che “lo Spirito santo unifica la Chiesa nella comunione e nel ministero, la istruisce e la dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce con i suoi frutti” (LG 4).
    La Chiesa, così orientata, e sollecitata anche dalla situazione attuale della sua vita nel mondo contemporaneo, compie una ricognizione dei carismi e dei ministeri, di cui lo Spirito del Signore l’ha arricchita e continua a farle dono.
    I due motu proprio Ministeria quaedam e Ad pascendum avviano questa ricognizione e ristrutturazione dei ministeri, in occasione anche della revisione degli ordini minori, voluta essa pure dal concilio (cf. SC 62, 28).
    Termina, con questi documenti, un’antica disciplina, che riguardava soltanto i futuri presbiteri, e sorge un nuovo ordinamento che investe le intere comunità cristiane e tutti i loro membri.
    Il lettorato e l‘accolitato cessano pertanto di essere solamente tappe verso il presbiterato e funzioni transitorie assorbite poi dai presbiteri, ma divengono ministeri più variamente distribuiti all’interno del popolo di Dio; espletati da membri della Chiesa, operanti in diverse situazioni di vita, sempre corresponsabili della sua missione e compartecipi, con i vescovi, i presbiteri e i diaconi alla sua azione liturgica e alla sua presenza nel mondo.

    I Ministeri del Lettorato e Accolitato

    L’ufficio liturgico del lettore è la proclamazione delle letture nell’assemblea liturgica. Di conseguenza il lettore deve curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della parola di Dio ed educare nella fede i fanciulli e gli adulti. Ministero perciò di annunciatore, di catechista, di educatore alla vita sacramentale, di evangelizzatore a chi non conosce o misconosce il Vangelo. Suo impegno, perché al ministero corrisponda un’effettiva idoneità e consapevolezza, deve essere quello di accogliere, conoscere, meditare, testimoniare la parola di Dio che egli deve trasmettere (cf. MQ e Rito dell’istituzione del lettore).

    L’ufficio liturgico dell’accolito è di aiutare il presbitero e il diacono nelle azioni liturgiche; di distribuire o di esporre, come ministro straordinario, l’eucaristia. Di conseguenza, deve curare con impegno il servizio all’altare e farsi educatore di chiunque nella comunità presta il suo servizio alle azioni liturgiche. Il contatto che il suo ministero lo spinge ad avere con “i deboli e gli infermi” (cf. Rito dell’istituzione dell’accolito) lo stimola a farsi strumento dell’amore di Cristo e della Chiesa nei loro confronti. Suo impegno sarà, quindi, quello di conoscere e penetrare lo spirito della liturgia e le norme che la regolano; di acquisire un profondo amore per il popolo di Dio e specialmente per i sofferenti.

    Nella Chiesa cattolica romana il ministero dell’accolitato viene conferito in modo ufficiale e permanente dal vescovo; tuttavia quasi tutte le funzioni dell’accolito vengono svolte da donne e uomini (spesso giovani) che non sono stati istituiti ufficialmente in questo ministero e che normalmente vengono chiamati ministranti.

    Compiti precipui:

    • verificare, prima dell’inizio di ogni celebrazione, che il presbiterio sia stato correttamente prontato e che il Messale sia predisposto alle pagine corrette;
    • partecipare alla processione d’ingresso rivestito della propria veste liturgica;
    • aiutare il celebrante ed il diacono durante le celebrazioni liturgiche;
    • portare la croce processionale e presentare, all’occorrenza, il Messale al celebrante;
    • disporre sull’altare il corporale, il purificatoio, il calice ed il Messale; aiutare il celebrante ed il diacono durante l’offertorio;
    • presentare, se necessario, il pane ed il vino al celebrante senza, però, versare il vino o l’acqua nel calice e neppure alzare il calice;

    Quale ministro straordinario dell’Eucaristia può:

    • ricevere la comunione immediatamente prima che il celebrante o il diacono inizino a distribuirla ai fedeli e fare la comunione anche al calice;
    • aiutare a distribuire la comunione quando il numero dei fedeli è molto elevato e non vi sono sacerdoti o diaconi in numero sufficiente o quando i sacerdoti o i diaconi non possono farlo per altri seri motivi;
    • in assenza del diacono, reggere uno dei vasi sacri nella comunione sotto le due specie;
    • aiutare il sacerdote ed il diacono nella purificazione e nel riordino dei vasi sacri;
    • portare la comunione a coloro che non possono partecipare alla celebrazione eucaristica;
    • durante l’adorazione, esporre e riporre l’Eucaristia, ma senza impartire la benedizione;

    In assenza del diacono:

    • porge il turibolo al celebrante, lo assiste nell’incensazione dell’altare e delle offerte, incensa il celebrante ed il popolo;
    • alla fine della comunione ripone i vasi sacri nella credenza dopo averli purificati;
    • non può invitare i fedeli a scambiarsi il segno della pace né dare il congedo al termine della celebrazione;

    Tra i suoi compiti rientra anche:

    • preparare coloro che prestano servizio all’altare;
    • collaborare nel predisporre tutto ciò che è necessario per favorire una maggiore partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia;
    • nella celebrazione della Liturgia delle ore, in mancanza del lettore, distribuire i compiti tra i fedeli presenti;
    •  in assenza del sacerdote o del diacono guidare, in accordo con il lettore, la celebrazione della Liturgia delle ore, osservando le norme stabilite;

    Nel rito della Comunione fuori della Messa:

    • in assenza del sacerdote o del diacono, l’accolito presiede il rito da un luogo diverso dalla sede del celebrante, seguendo le apposite indicazioni riportate nel rituale;
    •  in assenza del lettore distribuisce i vari compiti tra i fedeli presenti;

    Durante il Culto Eucaristico l’accolito:

    • in assenza del diacono, espone il Santissimo Sacramento; assiste il sacerdote durante la celebrazione; porge l’ostensorio al sacerdote per impartire la benedizione; al termine della benedizione, riprende l’ostensorio dalle mani del sacerdote; compie la reposizione del Santissimo Sacramento;
    • in assenza del lettore, distribuisce i compiti tra i fedeli presenti;
    •  in assenza del sacerdote e del diacono, presiede il rito da un luogo diverso dalla sede del celebrante;
    • espone e ripone il Santissimo Sacramento, secondo le indicazioni dell’apposito rituale, ma non impartisce la benedizione eucaristica.

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