Highslide for Wordpress Plugin
Home / Chi siamo

Chi siamo

 

Brevi cenni storici sulla Parrocchia San Gabriele dell’Addolorata

Nell’autunno del 1972 Mons. Enrico Nicodemo, Arcivescovo di Bari, invitava i Padri Passionisti di Puglia, Calabria e Lucania ad assumere in Diocesi la guida di un’erigenda Parrocchia nella periferia della città.

Viene individuata la zona da accudire pastoralmente nel quartiere San Paolo. La nuova Parrocchia identificava il suo patrono e protettore nel santo dei giovani e del sorriso: San Gabriele dell’Addolorata.

La Parrocchia viene eretta il 15 ottobre 1973 con la conseguente nomina del primo Parroco nella persona di P. Nicola Alfonso Tarantino. Per diversi anni si opera in locali angusti ricavati dai porticati di due palazzine I. A. C. P., concessi in fitto, in via Giulio Cozzoli. L’istituto dei Passionisti crea anche una comunità religiosa che possa operare nel contesto territoriale e per le esigenze spirituali dei fedeli.

Cresce negli anni l’impegno pastorale con l’espandersi del quartiere, dovuto soprattutto all’“inarrestabile immigrazione in periferia” di gente delle più diversificate estrazioni sociali, finché dal comune di Bari la curia diocesana, il 18 febbraio 1977, non riesce ad ottenere il diritto di superficie su un’area destinata alla sede definitiva della Parrocchia; l’area misurava 9808 metri quadrati.

Nel periodo 78-80 si realizza un corpo di fabbrica per il ministero pastorale e la struttura che ospita la comunità religiosa, su un progettosangabriele generale redatto dall’Ingegnere Domenico Delle Grazie. La nuova sede parrocchiale viene inaugurata il 1 marzo 1980 dall’Arcivescovo Mariano Magrassi di venerata memoria.

Nel settembre del 1980 avviene il cambio del Parroco: a continuare l’opera di P. Nicola Alfonso Tarantino, giunge P. Giovanni Continisio che reggerà la parrocchia per otto anni, ossia fino al settembre del 1988.

In occasione del pellegrinaggio dell’urna contenente le reliquie di San Gabriele dell’Addolorata, novembre 1983, viene lanciata al pubblico l’idea della costruzione di un nuovo Tempio votivo in onore del Santo, anche come chiesa parrocchiale definitiva.

Il 13 luglio 1986 l’Arcivescovo Magrassi benedice e pone a dimora la Pietra fondamentale del nuovo tempio, su progetto dell’Ingegnere Delle Grazie affidando i lavori all’impresa Acquafredda.

A P. Giovanni Continisio succede come terzo Parroco P. Eugenio Villani. È importante sottolineare, anche che in questo periodo, dalla Parrocchia San Gabriele dell’Addolorata sono sorte altre due realtà pastorali: nel 1982 la Parrocchia della “Madre della Divina Provvidenza”, affidata ai Padri Barnabiti, e nell’autunno del 1990 l’altra parrocchia dedicata a “San Giovanni Bosco” curata dal clero diocesano.

Il 13 ottobre del 1991 l’Arcivescovo Magrassi, ha benedetto il nuovo Tempio affidando il mandato pastorale al quarto Parroco nella persona di P. Santo Canonaco, che rimarrà come guida e pastore della comunità fino all’ottobre del 1997.

Dal novembre 1997 subentra a P. Santo il P. Giovanni Marino, come amministratore parrocchiale, fino al 23 settembre 1999.

Il quinto Parroco della nostra comunità parrocchiale è stato P. Carmelo Tarcisio Turrisi che ha retto la Parrocchia fino al settembre del 2002. A lui si deve la pavimentazione della Chiesa e la sua consacrazione avvenuta il 03 febbraio del 2002 con la celebrazione di benedizione e consacrazione presieduta da Mons. Francesco Cacucci, vescovo dell’Arcidiocesi di Bari – Bitonto.

Al P. Turrisi è subentrato, come amministratore parrocchiale, il P. Carlo Scarongella che ha retto la comunità parrocchiale fino al settembre del 2003.

Il sesto Parroco è stato P. Mario Madonna dal settembre 2003 all’agosto 2011. A lui si devono le seguenti realizzazioni: Via crucis, banchi, l’impianto di riscaldamento, l’arredo della sacrestia, 2 confessionali, i tre portoni della facciata e la bussola al portone principale benedetto da S.E. Mons. Francesco Cacucci Arcivescovo di Bari-Bitonto.

Al settimo parroco, P. Pino Schinello, dopo appena due anni subentra il P. Peppe Pane, da sempre impegnato nella predicazione delle missioni popolari.

Dopo due anni subentra P. Raffaele De Fulvio che il 28 Novembre 2015 è stato accolto dalla comunità di San Gabriele dell’Addolodarata di Bari e dal Vescovo Monsignor Francesco Cacucci.

PARROCCHIA PASSIONISTA

La diocesi di Bari – Bitonto conoscenza, fin dagli inizi del 900, i Missionari Passionisti più volte impegnati nella predicazione delle Missioni Popolari, una delle caratteristiche del carisma dell’Istituto, e furono chiamati ad operare stabilmente da Mons. Michele Mincuzzi il 15 ottobre 1973, nella nostra comunità parrocchiale per cui la vita della stessa è scandita dal ricordo e dalle memorie liturgiche tipiche della Congregazione della Passione.
Celebriamo la solennità del titolare della nostra Parrocchia, San Gabriele dell’Addolorata, 27 febbraio. Facciamo memoria del Fondatore dei Passionisti, San Paolo della Croce, 19 ottobre. Festeggiamo la figura di Santa Gemma Galgani, 16 maggio. Inoltre, facciamo ricordo di tutte le memorie dei santi Passionisti e degli uffici votivi della Passione e dell’Addolorata.
Nella nostra comunità parrocchiale è stato costituito il gruppo della “Divina Misericordia”, che ogni venerdì si ritrova alle ore 15,00, per pregare la coroncina alla Divina Misericordia e meditare un brano dei Vangeli della Passione di Gesù.
Le solennità sono di solito preparate con una novena o un settenario.

A febbraio 2001 il periodico di informazione religiosa La Missione – Il Santuario di Laurignano dedicava l’articolo “Una chiesa per il quartiere” dove veniva annunciata la consacrazione a Bari San Paolo dall’Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci della chiesa parrocchiale dei passionisti dedicata a S. Gabriele dell’Addolorata. Di seguito l’articolo originale, disponibile anche per il download.

storia

Ti potrebbe interessare anche:

Vangelo del giorno : 2017-12-12 – Vangelo di martedi’

Is 40, 1-11; Sal.95; Mt 18, 12-14. ||| In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Leggi altro

Vangelo del giorno : 2017-12-12 – Commento di martedi’

Perché niente e nessuno dalle Sue mani si perda. ||| Nell’odierna pagina evangelica ci viene presentata la parabola della «pecora smarrita», in cui fa spicco la sollecitudine del pastore. In questa parabola si rivela il vero volto di Dio: quello del Padre che non si rassegna a perdere nessuno dei suoi figli, neppure il più piccolo, il più misero, il più ribelle, ma la ricerca costantemente in mille maniere. Gesù ha mostrato questo volto del Padre andando lui direttamente alla ricerca dei peccatori, intrattenendosi con essi e mangiando nelle loro case, nonostante le ire dei maestri della legge e dei custodi delle sacre tradizioni. Nella seconda lettura Dio è presentato come il grande protagonista del brano iniziale di quello che è chiamato il «libro della consolazione» (Is 40-66). Egli fa proclamare la fine delle sofferenze dell’esilio e guida il ritorno gioioso del popolo nella sua terra. Il profeta descrive colui che sta per venire e nello stesso tempo incita gli uomini “a preparagli la strada”. Non è più il tempo della mestizia e degli scoraggiamenti; anche chi aveva perso la fiducia deve ricredersi: il Signore viene davvero! Ma gli uomini hanno questa sensazione? In un mondo pieno di miserie e di mali, la visione di Dio è spesso deformata. È un Dio che viene con potenza, ma con una potenza che salva, una potenza che si riveste delle immagini più mansuete e affettuose, come quello che fa pascolare il gregge e porta gli agnellini sul petto. Il salmo 95 è un inno di lode e presenta l’azione di Dio sul mondo. Il canto di lode dev’essere ogni volta «un canto nuovo», perché di giorno in giorno venga annunziato il prodigio sempre nuovo della salvezza e anche perché niente e nessuno dalle Sua mani si perda.

Leggi altro

Vangelo del giorno : 2017-12-11 – Vangelo di lunedi’

Is 35, 1-10; Sal.84; Lc 5, 17-26. ||| Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?». Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure dire "Àlzati e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te - disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Leggi altro

Vangelo del giorno : 2017-12-11 – Commento di lunedi’

Àlzati e cammina. ||| L’incontro di Gesù col paralitico di Cafarnao assurge a tipo e modello di ogni incontro che Gesù vuol fare con tutti gli uomini. Davanti al paralitico Gesù manifesta il doppio potere di cui è investito dal Padre: il potere sulle malattie corporali, quindi sulle leggi della natura, e il potere di perdonare i peccati. Dio perdona volentieri l’uomo se questi è disposto a convertirsi, cioè ad abbandonare definitivamente il male e a ritornare per sempre a Dio. Di qui l’importanza per ogni cristiano di mantenersi in contatto con la propria comunità e di vivere insieme con essa le varie espressioni della fede, in particolare la celebrazione dell’eucarestia. Nella prima lettura il linguaggio traboccante di immagini fantasiose usato dal profeta non deve trarci in inganno. Non si tratta della trasformazione dell’arido deserto in un giardino ricco di acque né dell’eliminazione prodigiosa di ogni infermità umana. Interessa invece il cambiamento che si opererà nella vita del popolo. Si tratterà di un rovesciamento totale: dalla condizione di schiavi in esilio a quella di uomini liberi nella loro terra, dediti al servizio del Signore. Il salmo 84 ci dimostra che davanti alle incertezze per il futuro, sul quale viene invocata la misericordia del Signore, il salmista si mette in atteggiamento di ascolto. Vediamo che gli effetti dell’arrivo di Dio nel cuore degli uomini sono significati dalla trasformazione di tanti motivi di sofferenza e di pianto in tanti motivi di gioia. Questa è opera di Dio e opera dell’uomo insieme. E l'opera di Dio, prima o poi, si realizza sempre, come per quel paralitico che è tornato a casa sua libero, perché perdonato dai suoi peccati.

Leggi altro

Vangelo del giorno : 2017-12-10 – Commento di domenica

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. ||| L’evangelista presenta il Battista come battistrada del Messia che predica in conformità alla profezia di Isaia. Coetaneo di Gesù (è nato alcuni mesi prima) Giovanni il Battista è un’apparizione breve e infuocata. Ha scelto di vivere nel deserto, un ambiente senza indulgenza per ogni tipo di debolezza. Vi incontra gente di continuo: Ebrei e non, poveri e ricchi, fiduciosi e disperati, ma tutti in attesa che qualcosa accada. A tutti egli rivela la venuta imminente del Messia, li spinge a prepararsi, diffonde tra tutto un popolo la certezza che l’antico annuncio è vicino a realizzarsi, e che l’Atteso è già vivo e presente: è Gesù di Nazaret. Giovanni, nel compiersi del tempo messianico, invita ad esprimere, attraverso un segno che non è soltanto cerimoniale, la volontà di conversione e la speranza dei tempi nuovi, caratterizzati dall’effusione dello Spirito Santo. Nella prima lettura vediamo che la parola del profeta dona speranza agli Ebrei deportati in Babilonia. Dio viene, e cammina alla testa del suo popolo per riportarlo, libero, dal paese di schiavitù verso la propria terra. Pastore buono, ha cura di chi è debole e piccolo; Dio forte, trova la sua gioia nel perdonare e nel rifare tutto nuovo. Nella seconda lettura vediamo che tra i primi cristiani era diffusa la preoccupazione del ritardo circa la venuta del Signore. Pietro afferma che Dio ha una nozione del tempo diversa dalla nostra, aggiungendo che Dio è paziente e attende che il maggior numero possibile di peccatori si converta. Il salmo 84 fu composto subito dopo che la liberazione dall’esilio ricondusse in patria i «deportati di Giacobbe». Di qui l’alternarsi di sentimenti di giubilo riconoscente e di preoccupazioni angosciose. L’uso liturgico di questo salmo non lasciano incertezze sulla sua interpretazione messianica. Torniamo al comando di Giovanni: Preparate la via del Signore. Viviamo il tempo di Avvento, di preparazione. Proviamo a pensare in questo giorno di cosa convertire la nostra vita...

Leggi altro

Vangelo del giorno : 2017-12-10 – Vangelo di domenica

Is 40, 1-5.9-11; Sal.84; 2 Pt 3, 8-14; Mc 1, 1-8. ||| Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Leggi altro

Vangelo del giorno : 2017-12-09 – Vangelo di sabato

Is 30, 19-21.23-26; Sal.146; Mt 9, 35-10,1.6-8. ||| In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Leggi altro

Vangelo del giorno : 2017-12-09 – Commento di sabato

E' bello cantare al Signore nostro Dio. ||| L’odierna pagina di Matteo sottolinea che gli apostoli sono il prolungamento di Gesù: i loro poteri sono gli stessi del Maestro che glieli trasmette. Ma perché proprio “dodici” e non sette o otto o dieci? Perché all’interno di Israele tale numero non può avere altro riferimento che alle Dodici tribù costitutive di quel popolo, il gesto di Gesù rivela una forte e originalissima intenzione: quella di rifondare l’identità della propria nazione, che è il partner di una specifica alleanza con Dio. Prima che la Scrittura racconti dei dodici figli di Giacobbe, i capostipiti delle tribù, Israele non esiste ancora come popolo. Con Abramo ed Isacco siamo di fronte ad una famiglia, non ancora a quel popolo che Dio aveva promesso. Con Giacobbe appare, nella narrazione veterotestamentaria, il “popolo di Dio”. I “Dodici” scelti da Gesù sono l’inizio del “nuovo popolo di Dio”. Cristo li ha legati indissolubilmente a sé. Identico è il tema della predicazione: la venuta del regno di Dio; anche l’attività per il regno è la medesima; uguale deve essere anche il disinteresse più luminoso. Il lavoro apostolico è paragonato a quello dei mietitori. Gesù ha compassione delle immense folle di uomini che attendono la liberazione e la salvezza. Vuole che questa ansia pastorale sia condivisa anche da coloro che sono stati salvati, dai suoi discepoli di oggi. Quindi il tema di questa liturgia è inerente alla salvezza che Cristo viene a portare, mediante coloro i quali ha designato a questo scopo. Nella prima lettura il profeta annuncia per i tempi futuri l’attuazione piena di una verità che, se pur già presente in tutta la storia umana, sarà però una delle prerogative dei tempi messianici: la vicinanza di Dio all’uomo. Gli abitanti di Gerusalemme invocheranno il Signore e saranno esauditi. Però è Dio stesso che precede la supplica dell’uomo e quasi la sollecita desideroso di poter usare misericordia. Il salmo 146 è un inno alla potenza e alla bontà del Signore. Tale lode deve esprimersi in modo conveniente, poiché è bello cantare al Signore nostro Dio. Dio è fedele alle sue promesse. Se ci apre gli occhi, potremo vedere quanto ha già realizzato per noi e sapremo anche attendere con fiducia quanto egli realizzerà. Beati coloro che aspettano il Signore!

Leggi altro